Continua a fare discutere il clamoroso caso della voragine che si è aperta stamane sul Lungarno di Firenze, che per fortuna non ha provocato vittime ma che ha coinvolto una ventina di macchine. A preoccupare sono ovviamente i costi delle riparazioni del manto stradale tra Ponte Vecchio e Ponte alle Grazie.

E sotto accusa è finita Publiacqua, la partecipata comunale che si occupa della gestione idrica del capoluogo toscano. A riportare l’offensiva del Movimento 5 Stelle, la cui deputata Federica Daga ha definito la gestione della società come “criminale”, è Il Fatto Quotidiano.

Mentre sono ancora in corso gli esami per stabilire le cause della rottura, è già iniziata la caccia al colpevole. Il sito del giornale pubblica una lista di dirigenti di Publiacqua che graviterebbe intorno alla galassia renziana del Pd: il Presidente del Consiglio, si ricorderà, è stato sindaco di Firenze ed ex presidente della Provincia.

Emergono allora i nomi di Maria Elena Boschi, il cui primo incarico pubblico sarebbe stato proprio nel consiglio d’amministrazione della società; quello di Erasmo D’Angelis, presidente dal 2009 al 2012, ex sottosegretario alle Infrastrutture ai tempi del governo Letta ed ex diretto de l’Unità; e quindi anche quello dell’attuale presidente, Filippo Vannoni, non solo consulente per le politiche economiche ma anche marito di Lucia Servo, ex capo del gabinetto di Renzi ai tempi dell’incarico a Firenze.

Sotto i riflettori anche gli amministratori delegati di Publiacqua: l’ex Alberto Irace, che sarebbe entrato nel cda di Acea proprio su richiesta di Renzi; e l’attuale, Alessandro Carfi, marito di Alessandra Cattoi, ex assessore alla scuola della giunta Marino.

Un intrico di nomi che sta facendo discutere, tanto più che Federica Daga ha rincarato la dose comparando l’eccessivo costo della bolletta dell’acqua con gli investimenti fatti sulla rete idrica: “Publiacqua ha sempre giustificato il costo esorbitante delle bollette dell’acqua (402 euro a famiglia nel 2015, l’ottava città più cara d’Italia) con l’enorme mole di investimenti sulla rete (50 euro a utente l’anno, contro una media nazionale di 27 euro). Le bugie hanno le gambe corte. E le voragini. Il danno per Firenze è incalcolabile”.

Rincalza la dose il compagno di partito Alfonso Bonafede, secondo il quale le perdite delle tubature sarebbero già state registrate, e per il quale tutti i tubi non in amianto perderebbero circa il 51% della loro portata, determinando infiltrazione ed erosione nel terreno, provocando dunque crolli come quello sul Lungarno.

Nel frattempo anche il sindaco Dario Nardella ha chiesto spiegazione a Publiacqua, e ha definito come doverosi gli accertamenti che sono stati predisposti dalla magistratura, che ha aperto un’inchiesta sull’accaduto.