Il pericolo per gli Stati Uniti di precipitare nel “baratro fiscale” (fiscal cliff) sembra per ora attenuato. Il 31 dicembre 2012 il debito pubblico americano ha ufficialmente superato il tetto legale di 16.394 miliardi di dollari (Il prodotto interno lordo è di circa 15,46 “gigadollari”). Ma nella notte di Capodanno il Senato ha approvato a larghissima maggioranza (89-8), quindi anche con i voti dei Repubblicani, il “pacchetto Obama”. Si tratta di una legge che aumenta le imposte per chi guadagna più di 400mila dollari all’anno (450mila per i nuclei familiari), dal 35% al 39,6%. Questo permetterà un aumento del gettito fiscale di circa 600 miliardi di dollari in 10 anni. E, più importante di tutti, viene rinviato di due mesi il “sequestro del bilancio”, cioè il taglio sistematico in tutti i settori della spesa pubblica. Cosa accadrà da marzo, è tutto da stabilire.

Ora tocca alla Camera dei rappresentanti, la cui maggioranza è repubblicana, quindi avversaria del presidente Barack Obama (foto by InfoPhoto). Teoricamente, avendo raggiunto un faticoso accordo dopo mesi di negoziati, il provvedimento dovrebbe passare; ma non si sa mai. Il voto potrebbe arrivare anche oggi.

Il problema nasce dalla legge federale sul tetto al debito pubblico. Il Governo può sempre ricorrere a prestiti per finanziare un deficit, purché non superi il tetto. Se accade, automaticamente scattano aumenti di tasse per tutta la popolazione e tagli sistematici alla spesa pubblica: il fiscal cliff, appunto.

Nelle attuali situazioni dell’economia, gli esperti hanno avvertito che questa eventualità comporterebbe gravi difficoltà per imprese e famiglie. Lo scontro tra i due partiti al Congresso vedeva i Repubblicani contrastare l’aumento di tasse per le classi elevate e imputare la spesa eccessiva dell’amministrazione Obama; i Democratici e il Presidente non volevano un ulteriore aggravio fiscale per la maggioranza della popolazione.