Il sì è arrivato alle 11 di sera (le nostre 5 del mattino) e ha visto il partito repubblicano alla Camera dei rappresentanti diviso in due, lasciando per qualche minuto con il fiato sospeso il Presidente Obama (foto by infoPhoto) e il resto del Mondo. Le norme però sono diventate legge, il Fiscal cliff ha ottenuto 257 sì e 167 no, ma tra i deputati del Grand Old Party a vincere sono stati i no: solo 85 favorevoli contro 151 voti contrari.

Ho mantenuto le promesse fatte in campagna elettorale: più tasse sui ricchi e difesa della classe media’‘ dichiara Barack Obama vittorioso. Aumento delle tasse, quindi, solo per gli americani che guadagnano più di 400mila dollari l’anno, è salvo quasi il 98% della popolazione che avrebbe dovuto far fronte ad una ingente tassazione per un totale di 1200 miliardi, quattro punti di Pil, che avrebbero condannato l’economia Usa alla recessione.

Le altre misure previste dalla legge riguardano le agevolazioni per i disoccupati di lungo periodo, estese fino alla fine del 2013; i crediti di imposta per chi ha figli e per gli studenti che devono pagare il college – sempre all’interno della classe media – estesi per cinque anni; estesi fino alla fine del 2013 anche i crediti di imposta per le imprese che investono in ricerca e innovazione e per quelle del settore delle energie rinnovabili; stop alla riduzione dei pagamenti ai medici del programma Medicare (per anziani e disabili) e, infine,  rinviati di due mesi e rimpiazzati con le nuove entrate e con tagli mirati alcuni settori come quello della difesa.

Si rimanda a febbraio, invece, la questione dei tagli alla spesa pubblica. Il Presidente specifica infatti: “Quello di oggi è solo un primo passo nella lotta al deficit che resta troppo elevato“. Non ha tutti i torti considerando che, ad oggi, il debito pubblico americano ha superato il tetto fissato per legge dei 16.400 miliardi di dollari, costringendo il Tesoro a varare una serie di misure eccezionali che evitino il default dello Stato.