Come annunciato dal viceministro dell’Economia, l’alfaniano Luigi Casero, in commissione Finanze alla Camera, il governo Renzi ha deciso di rimandare al prossimo maggio l’attuazione del decreto legislativo in materia di riforma del fisco e, con esso, naturalmente, la celebre norma “salva Berlusconi”. Di fatto, l’esecutivo ha deciso di prendere tempo, chiedendo una proroga di sei mesi sull’attuale delega (in scadenza il 27 marzo), in attesa che si trovi una strategia per strappare dalla palude il testo presentato in Parlamento lo scorso dicembre.

Riteniamo che ci vogliano complessivamente altri sei mesi“, ha detto Casero, spiegando che i primi tre mesi di lavoro saranno dedicati alla presentazione di tutti i decreti legislativi al Consiglio dei Ministri, e gli altri tre mesi saranno necessari per l’approvazione in Parlamento. “Il 20 porteremo il decreto sullo sviluppo e la concorrenzialità per le imprese italiane e straniere e poi, in una fase successiva, ci dedicheremo a quelli su accertamento sanzioni e contenzioso”, con l’augurio, conclude il viceministro, che il provvedimento sia il più condiviso possibile. Il decreto sulle sanzioni, contenente la famosa norma subito ribattezzata “salva-Berlusconi” – grazie alla quale, di fatto, diventerebbero non punibili i reati tributari pari o inferiori al 3% del reddito imponibile, proprio come quelli per cui è stata condannata Mediaset – era già stato approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso dicembre, ma le (ovvie) polemiche furibonde che sono scaturite da questa decisione hanno convinto il premier Matteo Renzi a ripensare alla questione, annunciando il rinvio al Consiglio per il 20 febbraio. E ora si rimanda ulteriormente.

Non è da escludere, dicono i maligni, che anche questa possa essere una mossa di Renzi per tenere al guinzaglio il leader di Forza Italia, dopo la rottura ufficiale del Patto del Nazareno e il balletto con la Lega di Matteo Salvini.