Le intercettazioni riguardanti lo scandalo alla Fondazione Pascale di Napoli, che ha portato all’arresto di sette persone, raccontano una situazione terribile in cui il desiderio di arricchirsi illecitamente non prevedeva alcuna considerazione per i malati di tumore sulla cui invece si speculava senza preoccupazioni.

Le conversazioni tra il dirigente della Asl Napoli 1 Elia Abbondante e il primario Francesco Izzo gravitavano intorno a elementi quali l’aumento di prezzo degli aghi utilizzati nelle cure per il tumore, da 1500 euro di base arrivato a 2400: un’oscillazione provocata dalla trattativa privata tra la moglie del medico Giulia Di Capua, che si occupava della distribuzione dei materiali, e quest’ultimo.

Il dosaggio di un altro medicinale utilizzato nel corso della cura del cancro allo stomaco veniva poi raddoppiato dopo il presunto pagamento di una tangente da 10mila euro da parte di un informatore del farmaco, Marco Argenziano.

La Di Capua è stata anche intercettata a colloquio con la madre Miram, alla quale confidava di essersi ormai abituata alle grandi cifre ritrovate sul conto in banca – 250mila euro – e di attendersi di provare nuove emozioni quando sarebbero arrivati a oltrepassare il milione.

I due blitz della Guardia di Finanza hanno portato all’acquisizione della lista dei fornitori presso i quali si serviva la Fondazione Pascale, con un’attenzione particolare rivolta alle aziende di cui si occupava la donna. Abbondante e Izzo di recente avevano anche discusso animatamente via telefono in seguito alle pressanti richieste di chiarimenti del primario, mentre il dirigente Asl rispondeva di non potersi muovere avendo la Finanza addosso.