Cinque giorni di lavoro alla settimana e tagli per tutti. A partire dal loro stipendio. Comincia all’insegna del rigore il lavoro dei neopresidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Piero Grasso (foto by Infophoto). Che ieri sera, a Ballarò, hanno confermato la strada già indicata dalla prima conferenza dei capigruppo della nuova legislatura, annunciando un taglio del 30% del loro stipendio e che i tagli ai costi del Palazzo, stipendi dei dipendenti compresi, avverranno comunque in collaborazione con i sindacati.

Il principio della “collaborazione” guiderà le due nuove cariche dello Stato. “L’Italia ha bisogno di risposte, ha bisogno di crescita. C’è bisogno della collaborazione di tutte le forze politiche” ha sottolineato Laura Boldrini, spiegando che “il Paese non può permettersi di tornare alle urne”. Qualcuno ha detto, ha aggiunto Grasso rispondendo più che indirettamente alle polemiche del Movimento Cinque Stelle, “che siamo foglie di fico, invece siamo querce che hanno già iniziato a lavorare”. La politica, è il messaggio inviato a parlamentari e senatori del partito di Grillo, “è anche mediazione”.

Ai capigruppo, i due presidenti ieri hanno proposto il loro piano per tagliare, oltre ai loro stipendi, anche quelli dei titolari delle altre cariche interne, con riduzioni di indennità e altri fondi, come quelli per le spese di rappresentanza. Le forbici istituzionali potrebbero tagliare anche le dotazioni delle segreterie dei stessi titolari delle cariche istituzionali. Le spese, poi, con la prossima legislatura potrebbero dover essere giustificate, evitando in questo modo costosi, e spesso esagerati, pagamenti forfettari.  Più garanzie inoltre per i collaboratori e più trasparenza sulle consulenze.