Con 137 voti su 117, Piero Grasso vince la presidenza del Senato su Renato Schifani. Ed è subito giallo sul nome: Pietro o Piero? O entrambi? Quello che è certo è che un ex procuratore antimafia conquista la seconda carica dello Stato, nel giorno della marcia nazionale contro la mafia, tenutasi a Firenze questa mattina, durante la quale Don Ciotti, il prete antimafia fondatore di Libera, ha chiesto leggi contro la corruzione, leggi per sconfiggere un cancro che sta devastando l’Italia, oggi più di ieri.

Il procuratore nazionale antimafia vince sul politico di lungo corso nel giorno del 35esimo anniversario della strage di via Fani, quando, quel 16 marzo del 1978, le brigate rosse rapirono il presidente della Dc, Aldo Moro, uccidendo gli uomini della sua scorta. Moro verrà assassinato dopo 55 giorni di prigionia: sulla sua morte e sull’atteggiamento tenuto in quei giorni da tutti gli schieramenti politici al governo, aleggia, ancora, il mistero.

Grasso trionfa in Senato nel giorno in cui diventa presidente della Camera, per la terza volta nella storia d’Italia, una donna, Laura Boldrini, con la quale condivide l’appartenenza allo schieramento di centrosinistra. Una toga rossa, anzi un’ex toga, direbbe Silvio Berlusconi che, proprio, in questi giorni ha sollevato il legittimo sospetto sui giudici meneghini chiedendo di spostare i suoi processi a Brescia. Oggi, per l’ex premier, è stato un debutto: la sua prima volta da senatore, presentatosi sulla soglia di Palazzo Madama con vistosi occhiali da sole. Dopo aver invocato il fantasma di Craxi, nel declino dei giorni di Tangentopoli, invece di monetine, complice, forse, la crisi, viene accolto al grido di “buffone, buffone” da una piccola folla.

Chi è Piero Grasso? Magistrato antimafia, originario di Licata, classe 1945, ha scritto diversi libri sul tema: Pizzini, veleni e cicoria; Per non morire di mafia; Soldi sporchi; Liberi tutti. Da procuratore nazionale antimafia ha scatenato accese polemiche nel ricordare i successi dell’ultimo governo Berlusconi contro la mafia. Ed è Maurizio Gasparri, in quota Pdl, a rendergli l’onore delle armi, puntando il dito, però, sul “soccorso grillino”, commentando che “entrano nella politica dove si dice una cosa e se ne fa un’altra”.

E’ il 22esimo magistrato a scendere, o salire come dicono i montiani, in politica: insieme a lui, per queste ultime elezioni, si sono candidati Antonio Ingroia, Stefano Dambruso, ex pm antiterrorismo e Stefano Amore. Sono 18 quelli già eletti tra Pd, Pdl e Idv, 10 alla Camera e 8 al Senato. Tra i più famosi, Antonio Di Pietro, Gianrico Carofiglio e Gerardo D’Ambrosio. Tra gli inquisiti Giacomo Caliendo e Alfono Papa, per l’affaire P4. Tra i sindaci ex magistrati, Luigi De Magistris e Michele Emiliano, primi cittadini, rispettivamente di Napoli e Bari.

In molti si domandano da dove arrivino quei 10/11 voti in più ricevuti da Grasso. Nel segreto dell’urna ognuno è padrone della sua scheda ma gli sguardi si indirizzano verso esponenti del Movimento 5 Stelle o sui cosiddetti franchi tiratori, pidiellini che a Schifani, presidente uscente, hanno preferito il magistrato outsider. In ogni caso, Bersani, dal canto suo, gongola: il giaguaro l’ha smacchiato, i suoi candidati a Camera e Senato l’hanno spuntata. “Se si vuol cambiare si può”, sintetizza in un tweet.