Si è conclusa la prima parte del processo sui fatti accaduti nella comunità del Forteto (Vicchio del Mugello, in provincia di Firenze), un luogo che per anni è stato considerato come un posto adatto cui affidare bambini e ragazzini ma che in realtà sarebbe stato una sorta di lager, in cui sarebbero stati perpetrati abusi e violenze proprio ai danni dei minori che vi venivano accolti.

Forteto: le condanne

Ad essere condannate in primo grado, dopo due anni di processo, sono state ben diciassette persone su ventitré imputate: fra esse sono comprese Rodolfo Fiesoli, il fondatore della comunità, considerato come il “profeta” della stessa, cui sono stati inflitti più di diciassette anni di pena detentiva in carcere; Luigi Goffredi, il principale collaboratore (condannato a otto anni di carcere) e Daniela Tardani, che dovrà scontare sette anni per maltrattamenti. Mauro Vannucchi, Stefano Pezzati e Luigi Serpi sono invece stati condannati tutti a quattro anni e mezzo di detenzione.

Forteto: la vicenda

Come dichiarato dal sindaco di Firenze, Dario Nardella, dopo la lettura della condanna che ha sancito la fine del primo grado di giudizio: “Questa sentenza e questo processo mettono a nudo una vicenda drammatica, una storia che dimostra quanto abominevole possa essere l’azione dell’uomo quando utilizza i minori sfruttando la fiducia dei cittadini e delle istituzioni“. Il Forteto è stato infatti per anni un luogo cui le stesse istituzioni hanno affidato minori, nonostante i due fondatori fossero già stati condannati in precedenza per abusi e violenze. Quella che di fatto veniva considerata come una comunità modello, sarebbe invece stata una sorta di lager.

Nel corso della requisitoria del pubblico ministero Ornella Galeotti, che aveva inizialmente chiesto una condanna a ventuno anni per Fiesoli e a quindici per Goffredi, il magistrato ha affermato che: “In quella comunità si verificò per anni una sospensione delle leggi dello Stato, attraverso un programma criminale in cui il Fiesoli rapinava il sesso ai ragazzini, con la complicità degli altri imputati: i bambini venivano separati dai fratelli e la famiglia originaria veniva denigrata, nessuna coppia era sottoposta a valutazione e i bambini venivano aiutati a costruire ricordi falsi che in molti casi sono costati anni di carcere ai genitori“.