Si fanno sempre più insistenti le voci che vogliono un cambio della guardia al vertice di Forza Italia e sopratutto una piccola rivoluzione negli assetti finora dati per scontati.

L’entrata di Stefano Parisi nelle grazie di Silvio Berlusconi è ormai cosa nota, ma meno prevedibile sembra l’estromissione di Matteo Salvini e la sua Lega Nord da future alleanza.

La fonte principale dell’indiscrezione è un’intervista rilasciata da Parisi al Corriere della Sera, nella quale si legge una risposta precisa una domanda legata alle posizioni di Forza Italia rispetto alle richieste di Salvini.

La nostra priorità oggi è stabilire la rotta di governo dei moderati. Prima vengono i moderati. E nel perimetro moderato ovviamente non c’è spazio per modelli lepenisti. Chiarito questo, penso che porre adesso delle pregiudiziali sia un errore e che — se vuole governare il Paese — la Lega debba porsi questo problema”: forse non una chiusura definitiva, ma senz’altro un segnale forte.

Analoga sensazione si ricava dall’altra affermazione a riguardo delle “parti estreme” della possibile federazioni dei moderati voluta da Berlusconi e Parisi per il futuro di Forza Italia, comprendente anche Angelino Alfano: “Siamo in presenza di una grave crisi del Paese dentro una grave crisi mondiale e pensiamo di riportare al voto milioni di elettori attardandoci sulle alchimie politiche? Con le soluzioni di programma si risolveranno i problemi: se ci saranno tutti bene, altrimenti qualcuno deciderà di restare fuori. Anche su questo bisogna cambiare schema, insieme all’impegno di rinnovare in profondità la classe politica”.

D’altro canto lo stesso leader dell’Ncd aveva dichiarato di essere possibilista sull’argomento, fatte le debite precisazioni in materia di programmi e intenzioni politiche: “Sembrano nascere delle nuove condizioni per creare un’importante aggregazione dei moderati, liberali e popolari. Anche se dobbiamo intenderci su programmi e denominazione del partito, perché nessuno dei soggetti che partecipa può imporre il proprio nome, e sulla leadership che, come dissi quando ero ancora nel Pdl, dovrebbe essere scelta sulla base delle primarie”.

Salvini invece ha dimostrato di non aver apprezzato le critiche, tentando di affossare le aspirazioni alla leadership di Forza Italia mostrate da Parisi: “Io Parisi l’ho sostenuto, ma un sindaco deve far funzionare le metropolitane, le strade, sistemare le case popolari. Altra cosa è riproporre un’alleanza, una marmellata che a livello nazionale ha dimostrato di non poter funzionare. Per me il discrimine della prossima alleanza sarà la politica estera: chi vuole la Merkel, difende a spada tratta l’euro o tifa Hillary Clinton non può stare con la Lega. Se Parisi è un riorganizzatore di Fi va bene ma se qualcuno pensa di far digerire alla Lega alleanze indigeste, io non ci sto”.

E non è mancata neanche una stoccata a Berlusconi, nel momento in cui alcune frange di Forza Italia sarebbero intenzionate a passare alla Lega Nord, se l’investitura di Parisi dovesse confermarsi ufficiale: “In questo momento non si capisce bene chi comanda in Fi. Aspetto prima di dare un giudizio. Berlusconi è tanto che non lo sento. Il discrimine non è tra liberali e lepenisti, moderati ed estremisti ma tra uomini liberi e servi e, i servi, in questo momento, ci sono sia a destra che a sinistra”.