I conti in rosso di Forza Italia stanno costringendo i dirigenti a una spending review che prevede la chiusura della sede di San Lorenzo in Lucina a Roma, un quartier generale disposto su 3 mila metri quadrati già tornato sul mercato immobiliare.  Le cattive acque in cui navigano le finanze del partito hanno portato all’avvio di una procedura di licenziamento collettivo per i dipendenti della sede nazionale di San Lorenzo in Lucina inaugurata appena 3 anni fa. I dipendenti, così come i parlamentari di FI che hanno uffici nella sede nazionale, sono stati invitati a portare via al più presto i loro documenti e gli effetti personali.

La decisione di chiudere la sede romana è stata definita dai dirigenti “necessaria e improcrastinabile” alla luce delle note difficoltà finanziarie. La chiusura, annunciata a malincuore a ottobre 2015 dallo stesso Silvio Berlusconi, avverrà entro il 31 gennaio 2016. Per arginare il dissesto finanziario i leader di FI avevano inizialmente optato per la riduzione del canone di affitto da 60 mila euro a 30 mila euro al mese.

Berlusconi avrebbe voluto evitare la chiusura per non trasmettere un segnale negativo agli elettori ma ha dovuto cedere alle pressioni dei suoi offrendosi di ospitare le riunioni del partito a Palazzo Grazioli in attesa di trovare una sede meno costosa. Si vocifera che la sede potrebbe essere spostata in un appartamento più modesto nello stesso stabile in cui era ospitato il vecchio quartier generale: palazzo Fiano-Almagià.

La ricerca di una nuova sede non è l’unico grattacapo per gli esponenti azzurri. Forza Italia deve fare i conti con la mancanza di fondi per finanziare la prossima campagna elettorale a Roma che ha un costo stimato di almeno 1 milione di euro. Soldi che non potranno essere sborsati direttamente da Berlusconi sia per una maggiore reticenza dell’ex Cavaliere a investire in Forza Italia sia per il tetto annuo di 100 mila euro fissato dalla legge sul finanziamento ai partiti.

L’ultimo bilancio di Forza Italia descrive uno scenario disastroso: il partito ha oltre 90 milioni di euro di debiti con le banche. Il passivo con i fornitori di servizi e utenze ammonta a oltre 5 milioni di euro.