La condivisione di foto e video privati sui social network non incontra il favore delle massime autorità islamiche. A giudicare sconveniente e immorale  la pubblicazione di immagini personali è la Diyanet, un organo ufficiale del governo turco, costituito nel 1924 dopo la fine del califfato con l’obiettivo di istruire i cittadini sulla corretta applicazione dei precetti dell’Islam.

Le autorità religiose turche hanno replicato alle richieste di indicazioni del primo ministro affermando che i fedeli dovrebbero mettere in cima ai propri pensieri questioni più importanti, coltivando amicizie reali e non esponendo al pubblico le loro vite private. In un articolo apparso sul mensile della Diyanet, i portavoce della Direzione affari religiosi hanno sottolineato che uomini e donne hanno lo stesso diritto di utilizzare Internet ma devono prestare attenzione a non tradire gli insegnamenti morali dell’Islam, continuando a preferire uno stile di vita più sobrio e riservato. Sul rischio di un’eccessiva esposizione della propria privacy sui social network le idee della Diyanet sono piuttosto chiare. A riportarle è il quotidiano Habertürk:

“Le persone dovrebbero stare attente a questo pericolo. Bisogna pregare Dio per evitare i peccati e occuparsi di cose più utili. Le cerchie di amici dovrebbero essere formate sulla base di questo principio”.

Le dichiarazioni della Diyanet sono state accolte da reazioni opposte nel Paese. Gli alti vertici religiosi si sono mostrati piuttosto favorevoli all’indicazione delle autorità islamiche. Alcuni, come il Mufti di Istanbul, il professor Abdülaziz Bayındir, si sono affrettati a specificare che resta indiscussa la libertà di scelta dei cittadini di usare o meno i social network per condividere i momenti importanti delle loro vite. Altri, come il professor Talip Özdeş, hanno approvato le indicazioni sottolineando che i concetti di  haram e halal, ciò che è proibito e ciò che invece è lecito per l’Islam, valgono anche sulle piattaforme virtuali.

Diversa la reazione di laici e mondo intellettuale. Molti giornalisti  e accademici, tra cui Haydar Kırbaşoğlu e Ayşe Sucu, hanno visto in quest’indicazione il tentativo di mettere a tacere le proteste politiche e il disagio sociale veicolati dai social network, sostenendo che per la Diyanet tutto è immorale, persino che una coppia si tenga per mano.

Photo Credit: Chris Schuepp via Flickr