Quattro anni fa, il 17 agosto del 2010, se ne andava Francesco Cossiga, ottavo Presidente della Repubblica Italiana.

Nato a Sassari il 26 luglio del 1928 a sedici anni si diplomò, in anticipo di tre anni, al Liceo classico e tre anni dopo, a soli 19 anni e mezzo, si laureò in giurisprudenza per diventare professore di diritto costituzionale regionale presso la facoltà di giurisprudenza dell’Università di Sassari.

Iscritto a 17 anni alla Democrazia Cristiana mentre suo cugino Enrico Berlinguer, anche lui di Sassari, di sei anni più grande era nel partito comunista. Il partito portò Cossiga, grande cattolico, a diventare subito esponente dello scudo crociato a livello nazionale. Divenne deputato nel 1958 poi più giovane sottosegretario alla difesa della storia repubblicana nel terzo governo moro (1966).  Proprio nel 1966 Cossiga ricevette la delega, come Sottosegretario alla Difesa, a sovrintendere Gladio, sezione italiana della rete Stay Behind, organizzazione segreta dell’Alleanza Atlantica. “Rivendico in pieno la tutela di quarant’anni di politica della Difesa e della sicurezza per la salvaguardia dell’integrità nazionale, dell’indipendenza e della sovranità territoriale del nostro Paese nonché della libertà delle istituzioni, anche al fine di rendere giustizia a coloro che agli ordini del governo legittimo hanno operato per la difesa della Patria”, con queste parole Cossiga nel 1990 si autodenunciò alla procura di Roma dopo le divulgazioni del presidente del Consiglio Giulio Andreotti sulla struttura segreta.

Dal novembre 1974 al febbraio 1976 fu ministro della pubblica amministrazione nel quarto Governo Moro. Il 12 febbraio 1976, a 48 anni, ministro dell’interno.

Proprio negli anni settanta, che videro gli scontri tra studenti e forze dell’ordine in primo piano, Francesco Cossiga era titolare del ministero dell’Interno. Il fatto che fece precipitare la situazione successe a Bologna nel 1977 con  la morte del militante di Lotta Continua Pierfrancesco Lorusso. Il nome di Francesco Cossiga iniziò ad essere discusso quando in quel periodo il ministro prese posizioni dure contro le proteste. In quegli anni infatti diede disposizioni per vietare in tutto il Lazio, fino al successivo 31 maggio, tutte le manifestazioni pubbliche ma le manifestazioni di protesta non cessarono e a Roma morì per colpi d’arma da fuoco della militante radicale romana Giorgiana Masi, il nome del ministro venne storpiato dagli studenti: con una kappa iniziale ed usando la doppia esse delle SS naziste.

Sempre durante la sua permanenza al Viminale, nel marzo 1978 venne rapito Aldo Moro dalle Brigate Rosse, Cossiga fu talmente scosso dalla vicenda, iniziarono qui i suoi problemi di salute,  che si dimise da ministro il giorno dopo il rinvenimento del corpo del presidente della DC.

L’importanza per Cossiga era data all’intelligence, definita dal politico sardo “Cuore dello Stato, non un servizio come altri”. Nel gennaio 1978 Cossiga fu tra gli artefici della riforma dei servizi segreti dando loro la configurazione che avrebbero mantenuto fino alla successiva riforma del 2007, e sostenne la creazione dei reparti speciali antiterrorismo della Polizia NOCS e dei Carabinieri GIS.

Un anno dopo, il 4 agosto 1979, fu nominato presidente del Consiglio dei ministri rimanendo in carica fino all’ottobre del 1980.

Nel 1983 Cossiga viene eletto, il 12 luglio, Presidente del Senato. Nel 1985 succede a Sandro Pertini come  presidente della Repubblica Italiana, l’ottavo capo dello Stato nella storia. Per la prima volta nella storia repubblicana, l’elezione avvenne al primo scrutinio, con una larga maggioranza (752 su 977 votanti): Cossiga ricevette il consenso oltre che della DC anche di PSI, PCI, PRI, PLI, PSDI e Sinistra indipendente.

La presidenza Cossiga fu sostanzialmente distinta in due fasi. I primi cinque anni di mandato hanno visto il politico sassarese come il classico presidente della Repubblica Italiana custode delle forme dettate dalla Costituzione. La caduta del muro di Berlino diede il via all’inizio della seconda fase, con la fine della guerra fredda e della contrapposizione di due blocchi il sistema politico italiano fu totalmente rivoluzionato con i due principali partiti italiani, la DC e il PCI, erano completamente mutati. Iniziò quindi la fase di Cossiga protagonista del conflitto e della polemica politica con una fortissima esposizione mediatica. Francesco Cossiga veniva definito il “picconate” del sistema.

Il 6 dicembre 1991 fu presentata in parlamento da parte dell’allora minoranza la richiesta di messa in stato di accusa per Francesco Cossiga nel caso Gladio. Il comitato parlamentare ritenne tutte le accuse manifestamente infondate.

Da grande Atlantista Cossiga fu l’unico politico italiano a presenziare alla prima seduta del Bundestag dopo la riunificazione nel 1990. Amava Israele, “Senza Israele non vi è Occidente, senza Israele l’Occidente sarebbe perduto” diceva. A casa sua aveva tre bandiera in bella mostra: quella Usa, quella della Gran Bretagna, per l’immensa stima che aveva di Margaret Thatcher, e quella di Israele.

Tra gli attacchi del presidente Cossiga vi era quella dell’eccessiva politicizzazione della magistratura e l’allora Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi.

Depositario di molti segreti della storia italiana su Ustica  il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga molti anni dopo disse: “C’era un aereo francese che si mise sotto il Dc 9 Itavia e lanciò un missile per sbaglio”. L’ex presidente aggiunse che l’allora capo del Sismi gli riferì che sarebbe stato un missile, lanciato da un aereo francese per colpire un aereo libico con a bordo Gheddafi, ad abbattere il Dc9 Itavia sulle acque di Ustica.

Sulla strage di Bologna: “è un incidente accaduto agli amici della resistenza palestinese che, autorizzata dal lodo Moro a fare in Italia quel che voleva purché non contro il nostro Paese, si fecero saltare colpevolmente con una o due valigie di esplosivo”.

Cossiga si dimise dalla presidenza della Repubblica il 28 aprile 1992, a due mesi dalla scadenza naturale del mandato, annunciando le sue dimissioni con un discorso televisivo. Dopo di lui Oscar Luigi Scalfaro.

Come da costituzione Cossiga divenne Senatore a vita. Intraprese il suo ruolo come il personaggio dell’ex presidente della Repubblica richiedeva, da protagonista. Formò l’Unione democratica per la Repubblica (UDR) risultando decisiva per la formazione del governo D’Alema. Massimo D’Alema fu il primo presidente del Consiglio a provenire dalle file dell’ex PCI.

Nel giugno 2002 annunciò le dimissioni da senatore a vita, presentate ufficialmente nel 2006 motivandole così, “ormai inidoneo ad espletare i complessi compiti e ad esercitare le delicate funzioni che la Costituzione assegna come dovere ai membri del parlamento nazionale”.  Le dimissioni di Cossiga furono comunque respinte dal Senato nel 31 gennaio 2007: senatori contrari 178, favorevoli 100 e gli astenuti 12.

Nel 2007 il suo voto fu decisivo per la sopravvivenza del governo Prodi. Nel 2008 votò la fiducia al quarto governo Berlusconi.

Tra i politici più amati, e odiati, della storia della Repubblica Italiana, Francesco Cossiga muore il 17 agosto 2010 per insufficienza respiratoria causata da crisi cardio-circolatoria. È sepolto nel cimitero comunale di Sassari.