Il patrimonio artistico italiano è seriamente minacciato da frane, alluvioni e inquinamento. Complessivamente ben 42 mila monumenti italiani si trovano infatti in aree ad alto rischio idrogeologico e non sono adeguatamente protetti contro le calamità naturali e lo smog. A rivelarlo è una recente analisi condotta dall’ISPRA, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, in collaborazione con  l’ISCR, l’Istituto superiore per la conservazione e il restauro.

I dati diffusi dai due istituti, frutto di 15 anni di studio, descrivono un quadro preoccupante. Solo nella Capitale ben 2.205 monumenti sono infatti esposti a un rischio idraulico elevato. In caso di alluvione centri nevralgici della città come Piazza Navona, Piazza del Popolo e il Pantheon potrebbero essere gravemente danneggiati.

Non va meglio a Firenze, dove il rischio idraulico interessa 1.145 monumenti, tra cui alcuni edifici simbolo del capoluogo fiorentino che attirano ogni anno migliaia di turisti, come la Basilica di Santa Croce, la Cattedrale di Santa Maria del Fiore, la Biblioteca Nazionale e il Battistero.

Il rischio idrogeologico non interessa solo i monumenti. Interi borghi storici sono in pericolo a causa di frane e smottamenti. Tra questi figurano Volterra, in provincia di Pisa, che ha già visto crollare le mura di cinta risalenti al Medioevo; Civita di Bagnoregio, in provincia di Viterbo e Certaldo, in provincia di Firenze.

Complessivamente sono 14 mila i beni culturali archeologici ed architettonici situati in aree a rischio frana. Il rischio di alluvione interessa in tutta Italia un totale di 28.483 monumenti, mentre il rischio di alluvioni rare riguarda ben 39.025 monumenti.

A minacciare i monumenti italiani è anche l’azione corrosiva degli agenti inquinanti. In Italia, purtroppo, non esistono normative che limitino l’impatto dello smog sui beni di interesse storico-artistico. Gli esperti dell’ISPRA e dell’ISCR sottolineano che occorre studiare misure di prevenzione adeguate per ridurre i danni causati ai monumenti dall’inquinamento. Le opere d’arte, infatti, non sono capaci di rigenerarsi. I danni, spesso, sono irreversibili. Intervenire per ripristinare lo stato originario dei monumenti, qualora possibile, comporta costi elevati perché richiede competenze specializzate e interventi straordinari.

Secondo le stime dell’ISPRA e dell’ISCR, lo smog a Roma danneggia ogni giorno 3.660 monumenti. Ogni anno i beni culturali  romani  in marmo perdono una superficie di 5,2-5,9 micron. Più contenuta invece la perdita di superficie dei monumenti in bronzo che si attesta tra 0,30 e 0,35 micron all’anno.

I beni di interesse storico-artistico sono soggetti anche all’impatto dei cambiamenti climatici che causano eventi meteo estremi e un aumento delle temperature globali. Gli esperti hanno preso in esame la città di Ancona,  scoprendo quali edifici e monumenti storici sono più vulnerabili ai danni del riscaldamento globale. Tra questi figurano la Chiesa del Gesù e la Chiesa del SS Sacramento; il Lazzaretto; la Porta Farina e il Tempio di San Rocco.