Papa Francesco scomunica i mafiosi, la Madonna s’inchina al boss in Calabria. Due esempi recenti dello strano rapporto che continua a esserci tra la malavita il mondo della religione. Sull’argomento, è intervenuto al Corriere del Mezzogiorno il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, facendo alcune importanti rivelazioni. Che non possono passare inosservate e che fanno riflettere sull’inflessibilità che anche la Chiesa dovrebbe avere con certi soggetti.

“Queste persone, se non danno alcun segnale di pentimento, devono essere scomunicate. Significa: niente cresima, niente comunione, matrimonio. E neppure funerali. E non possono fare neppure i padrini. Il padrino è un testimone. E allora, come puoi tu camorrista essere di esempio se vivi nel peccato? Chi muore senza segnali di pentimento non ha diritto ai funerali in chiesa. In almeno tre casi, i parroci mi hanno segnalato queste persone. Allora ho detto: vi minacciano? Mandateli in Curia da me. Dite loro che gli ordini li ho dati io. Nessuno ha avuto il coraggio di venire da me. In tre casi ho vietato i funerali. Niente chiesa, ho autorizzato solo la benedizione del cappellano del cimitero. Qualcuno dal carcere mi ha scritto: ma allora noi siamo condannati da Dio? Io ho risposto no, se ti penti”.

L’arcidiocesi di Napoli ha regole severe, avverte Sepe: “Anche sulle processioni. Avevamo avuto sentore che la camorra si infiltrava. Perché girano soldi. Quando si fanno queste feste, si fa un comitato, a prescindere dalla parrocchia e dal santo. Concertini, fuochi, manicaretti. Insomma, un affare. E dove c’è l’affare, c’è la camorra. Allora ho riunito la Conferenza episcopale della Campania. E, dopo aver parlato con il prefetto e con il questore, abbiamo trovato l’intesa. Si sono sciolti tutti i comitati e si è dato adito al parroco di scegliere i nuovi membri che poi sono stati vagliati dal Vescovo. Stiamo procedendo. Ora tutto è cambiato. La statua non si ferma più e la processione dura il tempo della cerimonia religiosa”.