Sono stati celebrati ieri i funerali di Emmanuel Chidi Namdi, il 36enne nigeriano ucciso – forse – da un italiano, a seguito di una colluttazione dovuta ad un insulto razzista. Avrebbe offeso sua moglie chiamandola “scimmia” e così il nigeriano lo avrebbe colpito. Da lì la rissa che ha portato alla morte di Emmanuel. La moglie, distrutta, ha detto di voler andare a trovare in carcere l’assassino di suo marito. Intanto ieri si sono alternati momenti di grande emozione ad altri di disperazione, con la donna in lacrime durante l’omelia. La messa è stata celebrata dall’arcivescovo Luigi Conti assieme a don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco che ha accolto i due uomini quando sono giunti in Italia, dopo un lungo ed estenuante viaggio della speranza.

Durante la messa, la donna – in lacrime – si è sentita male ed è stata trasportata fuori dalla chiesa in barella. Poi è ritornata per dare l’ultimo saluto a suo marito, all’uomo con il quale sperava di costruire una famiglia in Italia. “La salma di Emmanuel sarà portata in Nigeria. Ora starà nella cappellina del cimitero di Fermo e poi, dopo le necessarie pratiche, sarà portata via” ha precisato don Vinicio Albanesi. Presenti anche la Presidente della Camera Laura Boldrini e la Ministra della Riforme Maria Elena Boschi oltre al vicepresidente del Parlamento Europeo David Sassoli.

“Noi perdoniamo tutti, noi accogliamo tutti. Anche l’aggressore di Emmanuel è una vittima. E se qualcuno lo avesse aiutato a controllare la sua istintività e la sua aggressività, avrebbe fatto bene” ha dichiarato don Vinicio Albanesi. Nell’omelia, l’arcivescovo Luigi Conti si rivolge alla stampa: “Mi dà fastidio quando i media definiscono i migranti “disperati”. Ma quando mai? Noi lo siamo, non loro. Noi rischiamo di uccidere la loro speranza. E’ la divisione che uccide, non questo o quel fratello della comunità”. L’ex ministra Kyenge, invece, ha scritto una lettera indirizzata alla moglie di Emmanuel: “Gli italiani non sono razzisti e lo dimostra il grande abbraccio che questo Paese ti ha dato, chiamando ciò che vi è accaduto ad Emmanuel con il proprio nome: un’aggressione di matrice razziale. L’Italia non è un Paese razzista ma c’è purtroppo chi sta provando in maniera irresponsabile ad avvelenare i pozzi del futuro, cavalcando il malessere sociale del Paese, che ha altre cause, per lucrarne elettoralmente con discorsi d’odio razziale verso migranti e rifugiati, indicati come capro espiatorio dei mali del Paese”. La presidente della Camera Laura Boldrini ha chiesto di “non diffondere l’odio”: “E’ importante che chi ha responsabilità pubbliche non lo faccia, perché poi la situazione può sfuggire di mano”.

Nell’eventuale processo per la morte di Emmanuel, Don Vinicio Albanesi si costituirà parte civile: oggi l’udienza di convalida per il presunto assassino. Per domani, 12 luglio, infine, è stato proclamato il lutto cittadino.