Restituito oggi alle sale delle Terme di Diocleziano, Museo Nazionale Romano, un patrimonio di oltre cinquemila eccezionali reperti archeologici, databili tra l’VIII e il III secolo d.C., provenienti da scavi clandestini in Puglia, Sicilia, Sardegna e Calabria. Un patrimonio del valore complessivo che supera i 50 milioni di euro.

Un recupero eccezionale – ha commentato Mariarosaria Barbera, soprintendente ai beni archeologici di Roma, un patrimonio d’arte – fatto di affreschi, corazze di bronzo, anfore, statue e monili d’oro. Purtroppo non si può più recuperare il contesto storico dei reperti”, anche se è noto che a essere depredati sono stati santuari e necropoli delle regioni del centro-sud Italia. Un ritrovamento che deve la sua riuscita all’attività del nucleo dei Carabinieri per la tutela del patrimonio: “un’eccellenza tutta italiana” precisa il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, che prosegue sostenendo la necessità di “inasprire le pene contro questo tipo di reati, che colpiscono l’intera collettività, mettendo a repentaglio un patrimonio che appartiene all’intera umanità”.

L’operazione, denominata “Teseo”, ha preso il via in seguito all’inchiesta che portò al recupero del famoso vaso di Assteas dal Getty Museum di Malibù (USA). Le indagini portarono infatti alla luce il nome di Gianfranco Becchina, intermediario che si occupò della vendita del vaso al museo californiano. Da subito la sua posizione risultò sospetta alle forze dell’ordine: da facchino d’albergo, in pochi anni Becchina era divenuto titolare di una galleria d’arte in Svizzera con volumi d’affari miliardari. Le indagini si strinsero dunque intorno alla sua figura, risultata, da controlli incrociati, inserita nel famoso organigramma criminale sequestrato dai Carabinieri al trafficante Camera Pasquale, elemento di primo piano nel panorama mondiale dei traffici illeciti d’arte, con riferimento a reperti trafugati clandestinamente nel sud Italia.

In collaborazione con la polizia di Ginevra e Basilea, l’impero commerciale creato da Becchina, con base in Svizzera e un radicamento nel Sud Italia, è stato dunque passato al setaccio dal personale del TPC, che ha così scoperto l’esistenza di società, in Italia ed all’estero, a lui ricollegabili e create allo scopo di eludere i controlli doganali e degli uffici esportazione. Individuati quindi alcuni magazzini riconducibili a Becchina e sua moglie, è scattata la perquisizione.

Al loro arrivo, i dei Carabinieri del TPC hanno trovato cinque magazzini colmi di reperti d’arte sprovvisti di documentazione giustificativa e di chiara provenienza italiana. Tutto il materiale è stato messo sotto sequestro e, immediato, è scattato il provvedimento di arresto ai danni di Becchina e la coniuge da parte della polizia svizzera. Il trafficante d’arte è stato infine fermato presso l’aeroporto di Milano Linate, mentre cercava di lasciare precipitosamente l’Italia.

E’ il recupero più grande della storia per quantità e qualità“, ha commentato il generale Mariano Mossa, Comandante Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, al termine dell’operazione.

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