Teoricamente doveva essere l’economia il principale argomento della riunione del G20 in Russia, aperto il 5 settembre a San Pietroburgo. Ma inevitabilmente la questione della Siria ha occupato la maggior parte dei pensieri dei capi di Stato e di Governo partecipanti.

Molto rumore ha fatto l’intervento indiretto di Papa Francesco, il quale ha inviato in mattinata una lettera al presidente Vladimir Putin chiedendo a tutte le nazioni del G20 di cercare una soluzione alternativa all’intervento militare contro il regime di Assad.

Ma il gelo tra Stati Uniti, principali sostenitori dell’intervento, e la Russia, maggiore oppositrice, è evidente. Putin e Barack Obama (foto by InfoPhoto) hanno mantenuto rigide distanze, al di là della rituale stretta di mano davanti ai fotografi. Le posizioni restano immutate. Dalla Casa Bianca arriva la dichiarazione: “Quello che accade in Siria è inaccettabile e richiede una reazione internazionale militare“.

Il presidente del Consiglio italiano, Enrico Letta, ha affermato che “Questo G20 è l’ultima occasione per trovare soluzioni politiche e negoziate sulla Siria. Dobbiamo trovare forme e modi affinché la sanzione contro Damasco ci sia. Non si può far finta di niente. L’atteggiamento di Obama è positivo e intelligente, di cercare il più possibile forme di riflessioni comune. La vicenda è complessa, il nostro approccio è per il multilateralismo“.

Putin ha riaggiornato la riunione alla cena di lavoro della serata, in cui discutere soprattutto della Siria. Il vertice si concluderà il 6 settembre.