Nel comunicato ufficiale di chiusura dei lavori del G8 in Irlanda del Nord non verrà citata la situazione siriana e il futuro del suo presidente, Bashar Assad.
Sono troppe le differenze di vedute tra la Russia, grande finanziatrice del regime siriano che ha posto il veto a qualsiasi decisione e gli Stati Uniti, che vorrebbero far cadere gli Asssad armando le forze di opposizione. La mancanza di un accordo sul tema siriano farà slittare anche la conferenza di pace di Ginevra-2 prevista per luglio, prevista ora ad agosto.

Il padrone di casa, il premier inglese David Cameron, nonostante il fallimento (foto by Infophoto) siriano ha dichiarato: “La posizione del G8 sulla Siria è forte e sottoscritta da tutti, anche la Russia si è allineata alla maggioranza. Deve esserci un’indagine Onu sulle armi chimiche in Siria, tutti l’abbiamo sottoscritto, tra cui Putin e non penso sia stato pagato un prezzo. Anzi c’è una dichiarazione forte sulla Siria. L’importante è mandare un segnale chiaro ai siriani”.

Un’intesa su un’indagine che sarà fatta, ma la situazione non è facile perché il presidente russo, Vladimir Putin è il vero vincitore di questa due giorni, come ha potuto più volte ripetere in modo chiaro, e anche molto “crudo” come testimonia la conferenza stampa con cameron 3 giorni fa, ha dichiarato: “non ci sono prove che sia stato l’esercito di Assad a usarle per primo. C’è un’indagine aperta dell’Onu, tutte le informazioni raccolte verranno presentate davanti al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.”  Avvertendo anche che le armi fornite ai ribelli siriani potrebbero un giorno finire per essere utilizzate in Europa.

Un’intesa è stata trovata sulla questione dei riscatti in caso di rapimento da parte di terroristi. Le società private che si trovano nelle aree “calde” sono invitate a non pagare. Il giro di affari per organizzazioni come al Qaida e i talebani si aggira intorno ai 70 milioni di dollari, in media 2,5 a rapimento.

Il tema fiscale è stato il vero fiore all’occhiello del premier Cameron che ha organizzato il summit, annunciando l’accordo che ha dato il via alla guerra all’evasione, all’elusione fiscale, puntando sulla trasparenza su profitti e pagamenti al Fisco delle società multinazionali ha dichiarato: “Affinché gli stati possano chiedere meno tasse è necessario che siano in grado di riscuotere le tasse”. Il premier inglese ha indicato che il principio base concordato da tutti al G8 sarà quello di poter condividere in modo automatico le informazioni fiscali.
Ha preso la parola anche il nostro premier, Enrico Letta, affermando che la lotta all’evasione fiscale “darà risultati senza ritorno nella lotta ai paradisi fiscali” e in merito alla nostra posizione ha detto: “Durante i lavori è emerso un grande ombrello di accordi, intese e strategie che spingono le politiche del mio governo; ho trovato molte conferme e stimoli molto forti”.

Letta ha inviato anche un messaggio all’ex premier Silvio Berlusconi, dopo le polemiche sul tetto del deficit al 3% del Pil, in modo chiaro: “Manterremo gli impegni con l’Europa perchè l’Italia è un Paese serio e i Paesi seri mantengono i loro impegni, i nostri numeri sono apposto e non ci sentiamo sotto osservazione”. In politica interna, riguardo all’Iva le decisioni verranno prese “collegialmente, come sempre fatto in questi 45 giorni di governo”.

Il lavoro, specialmente sulla disoccupazione giovanile, e la questione fiscale sono le uniche intese trovate in Irlanda del Nord. Come recita il comunicato finale che dice: “La nostra urgente priorità è promuovere la crescita ed il lavoro, particolarmente per i giovani ed i disoccupati a lungo termine. Sostegno alla domanda, sicurezza delle finanze pubbliche e riforme”. Al centro di questo tema l’Europa, che deve proseguire con gli accordi dell’Unione bancaria perchè “fortemente necessaria” per ridurre la frammentazione finanziarie. E la “sostenibilità di bilancio deve andare insieme a strategie di crescita ben definite”, con “riforme strutturali” mirate alla crescita.