In analisi grammaticale, il sostantivo femminile gabbiata (derivato da gabbia) costituisce un nome collettivo, esattamente come gregge, branco, sciame, stormo o mandria, e si usa per definire la quantità di volatili, o altri animali, contenuti in una determinata gabbia (es. “Una g. di canarini”; “Han catturato una g. di fringuelli”; “Una g. di matti”; ecc.). Si tratta quindi di un nome espresso al singolare, ma che sottintende una moltitudine di esemplari. Esempi di utilizzo della parola sono costituiti dalla frasi: “La pratica insegna esser utile aggiungere una porzione d’ acqua fredda pari a quella che può essersi perduta nella cottura d’ una gabbiata di patate…”; “Ordinò con un suo fante, che una gabbiata di stornelli giovani mescolatovi alcuno pippione, recasse dopo il desinare…”. Pur trattandosi di un termine oggi prevalentemente in disuso, o di utilizzo prettamente letterario, un secondo significato di gabbiata è altresì quello di “colpo sferrato con una gabbia”.