E’ cominciata la conferenza stampa di Gabriele Del Grande, il giornalista e documentarista detenuto in Turchia dal 10 aprile scorso. Con lui anche la moglie Alexandra, il presidente della Commissione diritti umani del Senato, Luigi Manconi, ma anche Alessandra Ballerini, legale della famiglia Del Grande, e Beppe Giulietti, presidente della FNSI. “Sono stati giorni difficili, oggi è un giorno di festa” queste le parole della moglie di Gabriele Del Grande.

Adesso parla Gabriele Del Grande (che ha anche fatto lo sciopero della fame): “Sono stato tenuto in isolamento, questa solidarietà mi ha dato forza e coraggio [...] Sono un cane sciolto, non sono il corrispondente di nessun giornale. E soprattutto non sono un eroe, chiedo di essere giudicato in base al lavoro che ho fatto e che farò. Tra l’altro sono il 175° giornalista detenuto che tutto sommato è stato un caso fortunato. Si è risolto grazie a pressioni diplomatiche e della stampa. Vi ricordo che ancora oggi ci sono molti colleghi in carcere o sotto processo, e non solo in Turchia”.

Il racconto di Gabriele Del Grande

Il giornalista Gabriele Del Grande, poi, ha aggiunto: “Questa è stata una violenza istituzionale, sono stato preso e chiuso in un campo di detenzione senza sapere quali fossero le imputazioni. Ad oggi non abbiamo accesso al fascicolo. Avevo un passaporto regolare, non ero intenzionato ad andare in Siria, non sono stato fermato sul confine con la Siria”. “Mi hanno fatto domande inerenti al mio lavoro e mi sono sempre rifiutato di rispondere. Comunque non hanno mai usato violenza nei miei confronti. Ho avuto un trattamento di dignità ma privato della libertà, ne scherzavamo spesso con le guardie del campo [...] Mi hanno negato la comunicazione con l’esterno, non avevo nemmeno il mio cellulare. Non so nemmeno perché sono stato rilasciato, poi verso le 9 di sera mi hanno detto che mi portavano ad Istanbul” ha dichiarato.

“Volevano sapere se stavo andando in Siria e hanno controllato se avevo contatti in Siria. Poi quando hanno capito che ero un giornalista, le domande si sono spostate sul contenuto del mio lavoro. Ma su questo non ho mai risposto perché non lo avrei mai fatto senza assistenza consolare e di un avvocato” ha concluso Gabriele Del Grande.