Terminato il restauro del gruppo marmoreo Ercole e Nesso (Ercole e il centauro), capolavoro che dal 1595 alloggia nel primo corridoio della Galleria degli Uffizi. Fu Giovanni Caccini, di cui l’anno scorso cadevano i 400 anni dalla morte, a ricostruire l’opera partendo dal solo reperto originale disponibile, ovvero la base di marmo. Allievo di Giambologna, Caccini è considerato tra più abili restauratori di scultura antica attivi nella Firenze della seconda metà del XVI secolo, e proprio nell’anniversario della sua morte, l’anno scorso, si decise di procedere al restauro del suo più celebre intervento, nel corso dei secoli andata incontro a un processo di deterioramento. La ricostruzione del gruppo di Ercole e Nesso  può infatti essere considerato un vero e proprio capolavoro del suo genio di integratore: dai soli piedi conservati sulla superficie antica della base, Caccini fu in grado di ricostruire l’intera figura di Ercole, dando vita a un gruppo molto vicino all’antico prototipo.

S’è compiuto felicemente – ha spiegato Antonio Natali, Direttore della Galleria degli Uffizi – il restauro d’un gruppo marmoreo antico in cui fu determinante l’intervento di Giovanni Caccini, scultore di rango, cui nel Cinquecento, proprio per la sua poetica abilità, si fece ricorso frequente per integrare le mutilazioni inferte dal tempo a marmi antichi e moderni. A lui si deve infatti il restauro della statua di San Giovanni Gualberto di Benedetto da Rovezzano, così ben condotto da far credere per quattro secoli che l’effigie  del santo fosse tutta di sua mano”.

Il gruppo marmoreo di Ercole e il Centauro di Giovanni Caccini ha così ritrovato la propria luce grazie all’intervento interamente finanziato dall’associazione Friends of the Uffizi Gallery, ma , come sottolineato da Alessandra Marino, Soprintendente ad interim per il Polo Museale Fiorentino, “il restauro dell’importante gruppo marmoreo si è rivelata nuovamente una privilegiata occasione di studio e di approfondimento delle antiche tecniche di intervento.

Le indagini petrografiche condotte in concomitanza con l’intervento di restauro hanno infatti consentito di appurare l’origine dei marmi che, per la parte antica, si è rivelata essere asiatica, mentre per la parte moderna di provenienza italiana, si tratta infatti del prezioso marmo di Carrara. Molte sono state inoltre le novità emerse sulla scultura e sulla sua complessa storia: dai dati emersi nel corso del restauro è stato per esempio possibile identificare con chiarezza le integrazioni marmoree appartenenti ai due diversi momenti di recupero postantico, ma anche ricostruire con maggior accuratezza l’originaria postura del centauro che, nell’adattamento cacciniano, risulta essere più schiacciata e compressa rispetto alla posizione originaria.