Giorgia ha 13 anni ed è affetta dalla sindrome di Marfan, una malattia genetica che colpisce le articolazioni delle ossa, le valvole cardiache, le pareti dei vasi sanguigni e il cristallino dell’occhio.

La sua è una malattia che colpisce un bambino ogni diecimila e le sue conseguenze portano ad avere dei legamenti che riescono a fare cose fuori dal comune come se avesse le abilità di un contorsionista. Non solo, chi soffre di questa particolare sindrome è alto e magro, con braccia e gambe e dita sproporzionate al resto del corpo e, molto spesso, pure le ossa sono coinvolte, portando spesso alla scoliosi che potrebbe degenerare in insufficienza respiratoria e patologie alla gabbia toracica.

Insomma una malattia infernale alla quale i genitori di Giorgia, trevigiani, hanno dovuto far fronte: lo scorso novembre dopo una visita al Policlinico San Matteo di Pavia, i medici danno la brutta notizia alla famiglia: l’aorta della ragazza sta cedendo e Giorgia deve essere operata ma l’unica struttura al mondo ad effettuare l’operazione è l’ospedale Johns Hopkins di Baltimora nel Maryland, negli Stati Uniti.

Grazie all’associazione “Un Cuore un mondo Padova”, una onlus che supporta le attività dei reparti di Cardiologia e Cardiochirurgia pediatrica a Padova, i genitori scoprono che da diversi anni il centro di Baltimora collabora con il reparto di Cardiochirurgia Pediatrica dell’ospedale. Così si trova il modo di organizzare l’intervento a Padova, invitando i medici di Baltimora, Duke Cameron e Luca Vricella.

L’operazione è durata all’incirca sei ore, il viaggio dei due specialisti è stato pagato dall’Università Johns Hopkins mentre l’associazione “Un cuore un mondo” si è occupata dell’accoglienza. Giorgia adesso sta bene ed è ritornata nella sua casa, quella che i genitori erano disposti a vendere qualora non si fosse trovata una soluzione.