Nonostante da anni si ponga grande attenzione sul clima e sugli effetti prodotti dal gas serra, la situazione mondiale è tutt’altro che rosea. Un rapporto stilato dal Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (Ipcc) e presentato all’Assemblea delle Nazioni Unite mostra dati piuttosto allarmanti: da 800 mila anni a questa parte la concentrazione di gas serra nell’atmosfera terrestre registra il suo picco massimo. Non solo: la temperatura della superficie del nostro pianeta e degli oceani, tra il 1880 e il 2012, è salita di 0,85 gradi C. e ad un ritmo troppo veloce.

Compito del rapporto presentato, oltre a quello di suggerire un’attenzione ancor maggiore, è quello di indicare alcuni degli interventi che dovranno essere attuati per scongiurare il rischio che la temperatura terrestre si innalzi oltre la soglia dei 2 gradi C. portando così a conseguenze che sarebbero irreversibili e catastrofiche.

Fra i punti indicati dall’Ipcc, priorità assoluta spetta alla riduzione delle emissioni di gas serra, che dovranno essere comprese fra il 40 e il 70%, ed avvenire entro il 2050. Se questo non dovesse avvenire, gli effetti sul clima e sulla qualità della vita umana e terrestre peggiorerebbe in modo assai pericoloso.

E se i Paesi che hanno sistemi economici più avanzati si dicono disponibili a collaborare con l’Ipcc (che ricordiamo è stato istituito nel 1998 per affrontare tutti i problemi legati al riscaldamento globale  e il suo impatto sul pianeta), con i Paesi in via di sviluppo vi è stata una parziale frattura in merito alla definizione dei livelli di riscaldamento globale che dovrebbero essere considerati “pericolosi”.

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