Maurizio Gasparri comparirà il 21 settembre davanti al giudice di Pace di Pavia dopo una querela arrivata sporta da Riccardo Puglisi, già ricercatore di Economia presso l’Università di Pavia facente parte della direzione del movimento Italia Unica di Corrado Passera.

L’accusa è quella di ingiuria, ma la novità rappresentata dal caso riguardo il mezzo con cui tale offesa sarebbe avvenuta, ovvero tramite un tweet.

Non si tratterebbe del primo caso di ingiuria attraverso un social network, dato che in passato la Cassazione si era già espressa per alcuni casi simili avvenuti nelle pagine virtuali di Facebook, ma sarebbe la prima volta per il servizio di messaggistica cinguettante Twitter.

Il reato di ingiuria è infatti definito dalle legge come “offesa dell’onore o del decoro di una persona presente […] mediante comunicazione telegrafica o telefonica”.

Le accuse rivolte a Gasparri risalgono al 30 agosto 2013, quando l’ex Ministro delle Comunicazioni intervenne in una discussione pubblica su Twitter, social network su cui è molto attivo, gravitante intorno alla valutazione da dare all’operato del Presidente della Repubblica Ciampi in merito a questioni economiche e di lotta alla criminalità organizzata.

Gasparri pubblicò il messaggio “Quella di Ciampi è una parte sbagliata, affondò la lira e si arrese alla mafia”, cui rispose in maniera ironica Puglisi, che fece una battuta sulle conoscenze di economia dell’interlocutore: “Mi ricordo quando @gasparripdl prese ‘mercati interbancari’ per “mercati dei Balcani’”.

È successivamente alla sua uscita che Puglisi afferma di aver ricevuto il messaggio ingiurioso da parte di Gasparri, arrivato in forma privata (i cosiddetti messaggi diretti di Twitter), che reciterebbe testualmente: “Ignorante presuntuoso fai vomitare”.

Nonostante il senatore avesse sporto le sue scuse per il linguaggio colorito il docente di economia aveva prima fotografato e poi pubblicato il testo del messaggio, e infine girato ai magistrati come prova dell’ingiuria subita. Per il reato in questione Gasparri rischierebbe una pena che va dai sei mesi di reclusione a una multa di 516 euro.