Polemiche per il Gay Pride a Reggio Emilia previsto per sabato 3 giugno. Un gruppo di attivisti cattolici ha infatti organizzato una “processione di riparazione pubblica” che si muoverà nelle stesse ore in cui si svolgerà la manifestazione organizzata da Arcigay.

Ad aver creato questa sorta di contromanifestazione è il Comitato Beata Giovanna Scopelliti di recentissima costituzione, che sul proprio gruppo privato di Facebook conta circa 500 iscritti.

Nel manifesto si parla del Gay Pride come di uno spettacolo dal “carattere provocatorio e sconcio”, definito come “l’ennesimo empio spettacolo di normalizzazione del vizio cui siamo costretti ad assistere.”

Il Comitato sarebbe un’iniziativa spontanea di persone comuni, aperta a tutti i cattolici “fedeli alla tradizione della Chiesa” ma che è deciso a sganciarsi dalla politica.
A infastidire il Comitato è il carattere di eccezionalità del Gay Pride di Reggio Emilia, in quanto la città è stata scelta per motivi simbolici, in quanto primo luogo in cui è stata celebrata un’unione civile dopo l’approvazione del Ddl Cirinnà.

Gli organizzatori spiegano le loro ragioni: “Qualcuno potrebbe pensare che tanti di questi eventi ormai esistono. E non sbaglierebbe, certo. Tuttavia non fare niente non è certo una soluzione. È giunto il momento che i cattolici di buona volontà si uniscano in modo solido e coeso, come accadde nel Gay Pride del 2000 a Roma”.

Queste le parole del presidente del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, Mario Colamarino: “È inaccettabile che ci siano persone che debbano manifestare contro altre che liberamente esprimono se stesse. Sono convinto che non tutti i cattolici abbiano questo tipo di approccio verso l’omosessualità ma che sia sempre possibile trovare un dialogo e dei punti di contatto tra le diverse realtà.