Emergono nuovi inquietanti dettagli in merito alla tragedia di Gela, dove l’insegnante Giusi Savatta ha ucciso le due figlie di 9 e 7 anni.

La donna ha confessato al procuratore Fernando Asaro e la pm Monia Di Marco di aver soffocato le due bambine, Maria Sofia e Gaia, con le sue stesse mani poi avrebbe provato a darsi la morte ingerendo della candeggina.

Nel corso del colloquio la Savatta ha spiegato che negli ultimi anni era affetta da una grave forma di depressione, ulteriormente acuita dalla tensione che si respirava in casa per la compromissione del rapporto con il marito.

La donna aveva dunque paura che il marito volesse portarle via le due figlie: “Ero molto preoccupata per loro”, ha spiegato, aggiungendo di averle volute proteggere da tutto e tutti.

Inconsolabile il marito della donna, Enzo Trainito, il quale non aveva sospettato che la crisi della moglie potesse arrivare fino a questo punto: roso dal senso di colpa, l’uomo ha affermato che da qualche tempo i rapporti con la mogli si erano incrinati e si stava pensando alla separazione.

Una soluzione che però non poteva essere accettata dalla moglie, la quale era diventata sempre più nervosa e cupa, ma sopratutto ossessionata dalle due figlie, che proteggeva in maniera esagerata. Trainito ha raccontato di essere tornata a casa prima del solito, verso le 12.30 e di aver visto subito le bambine per terra, già morte, mentre la moglie si trovava nella vasca da bagno, piena di candeggina e acqua, nella quale tentava di strangolarsi con il flessibile della doccia e di avvelenarsi con il liquido.