Protagonista di questa storia è una coppia che vive negli States, che ha deciso di non rivelare se il loro figlio è un maschio o una femmina. Hanno scelto di crescerlo secondo il metodogender creative” ovvero libero da stereotipi affinché il piccolo possa scegliere da solo se giocare con bambole e trucchi oppure se utilizzare le macchinine o vestirsi di blu come i maschi. “Sarà lei/lui a scegliere in quale sesso riconoscersi, una volta che sarà in grado di esprimersi” hanno fatto sapere i due.

Queste le parole della mamma del/della piccolo/a all’HuffPost (versione inglese):

Ho deciso di non assegnare un sesso a Zoomer. Aspetterò che scelga da sola/o in quale dei due identificarsi, cosa che di solito succede attorno ai tre o quattro anni, quando la maggior parte dei bambini inizia a indicare se stesso con un pronome maschile o femminile.

I parenti più stretti in realtà conoscono il genere del/della piccolo/a:

Compriamo vestiti unisex e quando andiamo insieme in un negozio, incoraggiamo Zoomer a scegliere gli indumenti che preferisce, sia dal reparto bambine che da quello per bambini. 

Un modo di pensare che non è ancora “sbarcato” in Italia ma che in altri Paesi comincia pian piano a diffondersi.