È un’intervista fiume quella che il premier Paolo Gentiloni ha concesso a Pippo Baudo, che ieri lo ha accolto nel suo salotto di Domenica In.

E tra le affermazioni più importanti del Presidente del Consiglio c’è la rassicurazione riguardo il termine del governo da lui presieduto, da sempre ritenuto provvisorio e legato a una serie di riforme, e che a norma dovrebbe terminare nel 2018.

Gentiloni ha infatti ricordato come ci siano “molte cose da completare che ha fatto il governo Renzi e delle cose nuove e importanti. La scadenza è la fine della legislatura, poi i governi possono finire prima se non hanno la maggioranza in Parlamento. Noi dobbiamo lavorare tenendo a mente le nostre responsabilità. Se dovessi scegliere un aggettivo vorrei che fosse un governo rassicurante perché gli italiani ne hanno bisogno”.

Il premier ha parlato del suo lavoro dal punto di vista dell’impegno fisico. Un compito anche stressante, ma che ritiene molto interessante: “Di solito arrivo a Palazzo Chigi verso le 7,30 e vado via dopo le 21, a volte torno a casa anche a mezzanotte se ci sono impegni“.

Tra gli obiettivi del governo Gentiloni c’è ovviamente il rilancio dell’economia e del mercato del lavoro, sopratutto per le fasce anagrafiche meno mature: “Abbiamo fatto molte cose sul piano delle regole riguardo al lavoro. Si sono creati 700mila posti di lavori senza clamore, ma la disoccupazione giovanile è ancora molto alta. Manca la capacità di far crescere la nostra economia. Il nostro obiettivo nel Def è quello di abbassare ulteriormente le tasse sul lavoro. Dobbiamo rendere gli investimenti più vantaggiosi, dobbiamo dare un’altra spinta sulle tasse del lavoro“.

E per quanto riguarda l’Europa e la “nemica” Germania, le parole di Gentiloni sono state sorprendenti: “Sul tema dell’immigrazione la Germania ha fatto moltissimo. Quando c’è stata l’ondata dalla Siria, hanno accolto 800mila persone, quattro o cinque volte i numeri che noi abbiamo. Altri non fanno la propria parte. Io non riesco ad accettare che l’Europa sia rigidissima sugli zero virgola dei bilanci. Se vuoi essere così severo sui bilanci devi far rispettare le decisioni europee anche sulle altre cose.”

Quello del premier è un punto di vista battagliero e insieme idealista. Alla prossima riunione è intenzionato a ribadire che “l’Europa deve aiutare la crescita e non deprimerla e che sui migranti ognuno deve fare la sua parte”, ma ha poi ricordato come l’Europa “ci ha dato il più lungo periodo di pace che si ricordi. E la libertà e la democrazia. In Europa c’erano i fascismi. Grecia, Portogallo, Spagna, erano delle dittature, come nell’Est europeo, e l’Ue è stata il meccanismo attraverso cui hanno riscoperto la democrazia. Senza Europa non andiamo lontano, diventiamo delle piccole patrie in lotta tra noi“.