Il nuovo Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha già incassato i pesanti no di Lega Nord e Movimento 5 Stelle della sua carriera da premier: il tutto ancora prima del giuramento, che dovrebbe avvenire nella giornata di domani.

I due partiti si sono infatti rifiutati di prendere parte alle consultazioni che l’ex ministro degli Esteri porterà avanti in queste ore. La prima fazione che il premier designato da Sergio Mattarella incontrerà sarà Fratelli d’Italia, mentre l’ultimo sarà lo schieramento del Pd.

Lo scopo è quello di ottenere una lista dei ministri da presentare al Quirinale, con l’obiettivo finale di costituire un “governo di responsabilità”, definizione data dallo stesso Presidente del Consiglio, per quanto come visto alcune tra le maggiori forze politiche abbiano rifiutato di condividere tale responsabilità, per cui sarà necessario muoversi nel “quadro del governo e della maggioranza uscente”.

Nel frattempo Gentiloni ha già avuto modo di colloquiare con alcuni esponenti del governo che sta per essere sostituito, ovvero i ministri Pier Carlo Padoan, Maurizio Martina, Carlo Calenda e Claudio De Vincenti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Accettando la designazione di Mattarella, il premier incaricato ha ringraziato il Presidente della Repubblica e ha confidato di voler “accompagnare e se possibile facilitare il percorso delle forze parlamentari”, con la finalità di arrivare a definire nuove leggi elettorali gradite da ogni schieramento.

Ma l’urgenza avvertita da Gentiloni riguarda anche la necessità di fornire al Paese “un governo nella pienezza dei poteri, per rassicurare i cittadini e affrontare con massimo impegno e determinazione le priorità internazionali, economiche, sociali, a iniziare dalla ricostruzione delle zone colpite dal terremoto”.

Sancita dunque l’entrata ufficiale nel governo del gruppo Ala – Sc a scopo di raggiungimento della maggioranza, rimane la questione delle nomine dei ministri.
Angelino Alfano potrebbe infatti sostituire Gentiloni agli Esteri, lasciando gli Interni, che potrebbero essere presi da Marco Minniti, oggi destinatario delle deleghe ai Servizi segreti.

Parrebbero invece confermate le poltrone di Padoan all’Economia, Orlando alla Giustizia, Pinotti alla Giustizia e Martina all’Agricoltura, più i rappresentanti degli alleati Lorenzin alla Salute ed Enrico Costa agli Affari Regionali. Traballa infini il posto di Maria Elena Boschi, che potrebbe lasciare le Riforme mantenendo però la delega dei Rapporti con il Parlamento e le Pari Opportunità.