Maxioperazione delle forze antiterrorismo in Germania, che hanno condotto una serie di raid congiunti in cinque differenti stati federali (Turingia, Amburgo, Reniana Settentrionale – Vestfalia, Sassonia e Baviera) per contrastare quella che è stata in seguito descritta dai media locali come “una imminente minaccia terroristica”.

Durante l’operazione sono stati perquisiti 12 appartamenti, occupati da 14 richiedenti asilo di origine cecena, un gruppo composto da undici uomini e tre donne.

Tra questi un 28enne è sospettato di aver avuto intenzione di arruolarsi tra le fila dello Stato Islamico in Siria. Questi tra l’altro era già nel mirino della polizia dalla fine dell’anno scorso, quando il suo nome era stato collegato a un progetto di attentato.

Gli altri tredici indagati, di età compresa tra i 21 e i 31 anni, sono invece sospettati di finanziamento di attività terroristica, avendo tutti un background riconducibile al profilo classico degli islamisti radicali.

Durante i raid sono stati impiegati cani antiesplosivo, e almeno uno dei sospettati è stato posto in stato di arresto nella città di Suhl, nella Turinga, dove nel corso delle perquisizioni è stata trovata una polvere bianca di origini sconosciute. Tuttavia le indagini non hanno ancora prodotto prove certe riguardanti un imminente e concreto rischio di attentato.

Quasi due settimane fa il rifugiato siriano che era stato arrestato con l’accusa di stare pianificando un attacco a Berlino è stato trovato senza vita nella sua cella, dove si sarebbe suicidato: nella sua casa fu trovato un kg e mezzo di esplosivo.