Jaber Albakr era stato arrestato lunedì scorso grazie all’intervento di tre suoi connazionali che lo avevano immobilizzato nel suo appartamento così da consentire l’intervento delle forze dell’ordine che, dopo poche ore, lo hanno catturato con l’accusa di terrorismo. Secondo gli inquirenti tedeschi, infatti, il 22enne avrebbe avuto legami con l’Isis e sarebbe stato in procinto di compiere un attentato. Per queste ragioni era scattata una lunga caccia all’uomo che si era conclusa solo grazie all’intervento dei connazionali del presunto terrorista. Adesso il ministro della Giustizia regionale della Sassonia ha riferito che Jaber Albakr si è impiccato in cella.

Terrorismo, era stato catturato dai suoi connazionali

Il presunto terrorista si è impiccato in cella dopo aver cominciato uno sciopero della fame al punto che sarebbe stato “tenuto sotto costante osservazione a causa di un acuto rischio di suicidio”. E, invece, alla fine si è tolto la vita nella cella del penitenziario di Lipsia, nonostante fosse controllato a vista. L’uomo, tra l’altro, aveva accusato di “connivenza” i tre siriani che lo avevano immobilizzato e poi consegnato alla polizia tedesca: ma, come emerge dalle indagini dei servizi segreti, il giovane profugo – entrato in Germania nel febbraio 2015 – avrebbe voluto colpire uno dei due aeroporti di Berlino e l’attentato – da lui programmato – sarebbe stato compiuto già nei prossimi giorni.

Terrorismo, c’era il rischio suicidio

Nell’appartamento del presunto terrorista sono stati rinvenuti 1,5 chili di una miscela altamente esplosiva, la stessa che è stata utilizzata negli attentati di Bruxelles e Parigi.