Poco più di un anno fa, il 24 marzo del 2015, il volo Germanwings 9525 decollato da Barcellona e diretto a Dusseldorf si schiantò contro le montagne nei pressi della località francese di Prads-Haute-Bléone, provocando la morte di tutti e 144 i passeggeri dell’aereo più sei membri dell’equipaggio. Le indagini appurarono che la tragedia fu causata dalla volontà suicida del giovane copilota dell’aereo, Andreas Lubitz, sofferente di una grave forma di depressione.

Le polemiche attorno alla figura di Lubitz sono tornate a divampare in Germania negli ultimi giorni, dopo che i genitori del copilota hanno pubblicato su un giornale locale un messaggio in ricordo del figlio: “Vorremmo ringraziare tutti, chi ci ha sostenuto e aiutato in un anno pieno di orrore e paura, in cui abbiamo dovuto fare i conti con incredulità, irrequietezza, mutismo, disperazione e lutto“, hanno scritto i Lubitz, per poi concludere con un “Abbiamo perso una persona bella e preziosa“.

Come è facile immaginare, la pubblicazione del messaggio non è affatto piaciuta alle famiglie delle 150 vittime del disastro aereo: “Noi possiamo incontrare i nostri figli solo se ci rechiamo al cimitero, e nel frattempo la famiglia Lubitz descrive Andreas come una persona di valore. Non ho parole per esprimere la nostra rabbia“, ha riferito un genitore alla Bild tramite l’avvocato Elmar Giemulla, che rappresenta alcune famiglie. “Sono costernato per questa ignoranza e per questa mancanza di rispetto verso persone decedute“, ha detto un altro genitore.

Ora, è cosa nota a tutti che l’affetto di un genitore trascende le effettive qualità umane della sua progenie, ed è indubbio che i coniugi Lubitz siano a tutti gli effetti da considerarsi vittime di questa storia dolorosa, sia in quanto genitori di un figlio deceduto, sia in quanto genitori di un figlio colpevole di una strage immane. In un certo senso, il loro tormento è stato duplice. Ed è sacrosanto il loro diritto a poter piangere il loro Andreas. Solo, forse sarebbe stato meglio farlo in privato.