Nuovi inquietanti aggiornamenti sul caso Germanwings. Ad Andreas Lubitz, il pilota che con il suo atto suicida portò allo schianto dell’Airbus 320 il 24 marzo del 2015, era stato consigliato il ricovero in una clinica psichiatrica appena un paio di settimane prima della tragedia.

A quasi un anno di distanza dal drammatico disastro aereo dell’Airbus 320 della Germanwings, è arrivato il rapporto conclusivo dell’indagine, in cui viene indicato che: “Nel febbraio 2015, un medico privato ha diagnosticato un disturbo psicosomatico e un disturbo d’ansia dispone un controllo con uno psicoterapeuta e uno psichiatra. Il 10 marzo 2015 lo stesso medico ha diagnosticato una possibile psicosi e raccomandato un trattamento in un ospedale psichiatrico. Nel mese di febbraio e marzo 2015, uno psichiatra prescrisse antidepressivi e sonniferi. Nessuno di questi professionisti ha riferito a qualsiasi autorità sullo stato mentale del passeggero. I certificati sono stati rilasciati al malato, ma non tutti sono stati inviati a Germanwings. Né le autorità né la società hanno intrapreso alcuna azione per impedire di volare il giorno dell’incidente perché nessuno li ha informati, né lo stesso co-pilota, né nessun altro, come uno dei medici, un membro della famiglia o un collega”.

Nel rapporto finale dell’inchiesta Germanwings viene inoltre consigliato di rivedere i sistemi di controllo sia medici che psicologici riguardanti i piloti: “Bisogna trovare un equilibrio tra l’obbligo del rispetto della privacy che hanno i medici e la necessità di garantire la sicurezza dei voli”.

Il rapporto conferma inoltre che, dopo la crisi avuta da Andreas Lubitz nel 2014 “nessuno comunicò alla compagnia aerea o alle autorità aeronautico quanto era successo”.

Il rapporto finale delle indagini sul caso Germanwings è stato commentato dall’Associazione dei parenti delle vittime del volo dell’Airbus 320 attraverso un comunicato che rendo noto che: “Le istituzioni private e pubbliche hanno l’obbligo di vigilare sulla sicurezza di tutti, ma l’inchiesta dimostra che in questo caso non è stato così. Il sistema che finora è stato utilizzato ha fallito profondamente. Facciamo un appello alle istituzioni perché cambino le normative. La privacy di un individuo non può essere più importante della sicurezza di tutti”.