Terrore a Gerusalemme e a Tel Aviv, dove tre persone sono morte e circa altre venti sono rimaste ferite nel corso della giornata di ieri, ribattezzata dai palestinesi come la “giornata della rabbia”.

L’Intifada dei coltelli è tornata a essere una minaccia incombente nella vita degli israeliani dopo i quattro attentati che hanno sconvolto la nazione nelle ultime 24 ore.

A Talpiot, un quartiere della parte est di Gerusalemme, due uomini hanno sequestrato un autobus e hanno iniziato a sparare all’impazzata sui passeggeri e a vibrare colpi di coltello: la polizia ha aperto il fuoco sugli attentatori dopo che questi avevano chiuso dall’interno le porte per evitare che i passeggeri fuggissero.

Alla stazione degli autobus del distretto di Geula, nella parte ovest della città, un uomo ha invece investito quattro persone con la sua macchina. Una volta sceso dalla vettura ha iniziato a ferire i passanti con una mannaia finché una guardia di sicurezza non gli ha sparato fermandolo e ferendolo gravemente.

Tutti e tre i responsabili degli attacchi sarebbero stati identificati dalla polizia come abitanti del distretto di Jabal Mukaber nella parte est di Gerusalemme.

Ancora prima un palestinese aveva accoltellato un israeliano ad una fermata dei bus di Raanana, ferendolo leggermente. L’attentatore è stato catturato, non prima di essere percosso dalla folla inferocita. Sempre a Raanana si sarebbe verificato un altro attacco ai danni di quattro persone, finite accoltellate: il responsabile sarebbe inizialmente fuggito solo per essere arrestato più tardi dalla polizia.

Il sindaco della città, Nir Barkat, ha affermato di aver chiesto al Consiglio della Difesa che venga apposto il sigillo dei quartieri arabi di Gerusalemme. Dopo aver visitato il sito del primo attentato Barkat avrebbe detto che dovrebbe essere impedito ai cittadini arabi di entrare perché “le vite degli abitanti di Gerusalemme sono più importanti di qualsiasi altra cosa”. La sua richiesta è stata poi approvata che ha stabilito che i rioni palestinesi di Gerusalemme potranno essere chiusi quando ne dovesse sorgere la necessità.

Il governo ha già preso importanti misure per ripristinare la sicurezza nel Paese: sei compagnie di soldati dell’esercito israeliano sono state schierate nelle città più importanti, con il compito di affiancare la polizia e la guardia di frontiera.

Disposto anche l’arruolamento immediato di 300 guardie civili che si occuperanno di proteggere i trasporti pubblici, presi di mira durante la “giornata della rabbia”. Pugno di ferro, quello mostrato dal Ministro della Giustizia Atelet Shaqed, che ha disposto la demolizione delle case degli attentatori e il sequestro dei loro beni.