Il giorno in cui Muammar Gheddafi morì (foto by InfoPhoto), esattamente tre anni fa, non passò alla storia soltanto perché il mondo e la Libia si tolsero dalle spalle l’ingombrante figura di un incrollabile e incontrollabile dittatore, ma anche perché le notizie, inizialmente confuse e frammentarie, della sua cattura prima e della sua uccisione poi furono trasformate in una sorta di reality show dal megafono del web e dei social media.

La voce che il Colonnello fosse stato catturato dai ribelli, in seguito alla presa di Sirte, iniziarono a circolare attorno alle 13 di quel 20 ottobre 2011. Poco prima delle 14, Al Jazeera e Reuters, citando fonti del CNT, annunciarono la morte di Gheddafi in seguito alle gravi ferite alle gambe riportate durante il conflitto a fuoco. Ma la vera bomba esplose attorno alle 14.30, quando l’agenzia di stampa francese AFP diffuse uno screenshot di un filmano che ritraeva il cadavere del dittatore.

La foto, tutt’altro che di buona qualità, scatenò un’autentica caccia al fake su scala mondiale, tra complottardi, cacciatori di scoop e gli immancabili buontemponi. Non senza qualche ragione, visto che appena un paio di mesi prima era stata diffusa per il web uno scatto del presunto cadavere di Gheddafi che poi si rivelò essere effettivamente un falso. Durò poco, perché già attorno alle 15.30 cominciarono a giungere le prime conferme dell’autenticità di quell’immagine, e poco prima della 16 Al Jazeera pubblicò il video che dissipò qualunque dubbio:

La fine di Gheddafi non ha certo rappresentato un unicum per come è arrivata: il numero di leader che nel corso dei secoli sono crollati sotto i colpi della stessa violenza che avevano contribuito a generare è pressoché incalcolabile; e perfino la gogna pubblica a  cui è destinato il corpo del tiranno detronizzato è tutt’altro che rara, come peraltro sappiamo bene noi italiani. Ma non era mai accaduto che il mondo assistesse in presa diretta alla caduta di uno dei suoi dominatori.