L’ex-sindaco di Roma Gianni Alemanno è stato rinviato a giudizio su richiesta dei pm Mario Palazzi e Paolo Ielo – che è stata poi convalidata dal gip Flavia Costantini -, insieme ad altre sette persone (sono Fabio Ulissi, storico collaboratore di Alemanno, Giuseppe Verardi, ex manager della società di consulenza Accenture ed i manager e funzionari Francesco Gadaleta, Roberto Sciortino, Massimo Alfonsi, Sharon Di Nepi e Angelo Italiano) con l’accusa di finanziamento illecito alla lista Polverini.

La vicenda risale al 2010 ed ha già portato ad una condanna per un altro soggetto che ha partecipato alla vicenda. Si tratta di Luca Ceriani, che ha già patteggiato un anno di reclusione (c’è anche da aggiungere che la posizione di Renata Polverini è stata archiviata durante l’udienza preliminare). L’inchiesta era partita da una denuncia della Accenture. Questa società di consulenza, a seguito di verifiche interne, aveva scovato un giro di fatture false di 30.000 euro. Questa somma, attraverso un falso sondaggio sulla qualità dei servizi scolastici sarebbe dovuta servire a promuovere il listino della Polverini – poi vincitrice delle elezioni regionali su Emma Bonino.

Ovviamente il politico si dichiara innocente. Gianni Alemanno afferma di non avere “mai sollecitato o ricevuto un finanziamento illecito, questa è una vicenda marginale di cui non potevo verificare gli adempimenti di legge, perché non riguardava una mia campagna elettorale“.

Non si dichiara stupito del suo rinvio a giudizio, perché “per orientamento della Cassazione i rinvii a giudizio non entrano più nel merito delle accuse. Sarà il giudice monocratico a certificare la mia totale innocenza“. La prima udienza del procedimento che riguarderà l’ex-sindaco della Capitale arriverà tra più di un anno – si parla del 5 luglio 2016 -, e sarà davanti al giudice del tribunale monocratico di piazzale Clodio. Da rilevare che La procura di Roma aveva chiesto il rinvio a giudizio di Gianni Alemanno nel dicembre dello scorso anno.