Il Giappone ha rimesso in funzione un reattore nucleare a quattro anni dalla tragedia di Fukushima. Si tratta di una svolta storica per il Paese del Sol Levante, che non ha mancato di scatenare polemiche e proteste.

È a Sendai, città che si trova nell’isola meridionale di Kyushu, che questa mattina il reattore numero 1 della centrale atomica è tornato in attività dopo due anni dallo stop totale deciso dalle autorità.

Sino a questo momento i 43 reattori del nucleare erano stati spenti, ma le pressioni operate dal Primo Ministro Shinzo Abe e dall’industria giapponese hanno avuto la meglio: nonostante l’opinione contraria della maggioranza dell’opinione pubblica il mondo politico sembra intenzionato a perseguire questa strada, spinta anche dalla necessità di tagliare i costi energetici che stanno stringendo il Paese.

La Kyushu Eletric Power, l’azienda che si occupa della centrale di Sendai, ha superato l’esame imposto dalla commissione di sicurezza, che ha adottato regole più rigide dopo la catastrofe seguita allo tsunami che colpì la centrale di Fukushima. Il ripristino del reattore è iniziato oggi, ma ci vorranno alcuni giorni prima che venga raggiunta la piena potenza. Ma nel frattempo gli oppositori all’energia nucleare si sono fatti sentire organizzando manifestazioni di protesta e sit-in davanti alla centrale.

Secondo i piani di Shinzo Abe solo i reattori del Giappone che supereranno i test potranno tornare in funzione: alcuni commentatori hanno fato notare come quella di Sendai sia la centrale più lontana dalla capitale Tokyo, dove regolarmente manifestanti si raggruppano davanti all’abitazione del premier per opporsi a questa svolta. Il programma governativo, che vede il ritorno al nucleare come una vittoria sulle difficoltà cui è andato incontro il Giappone, prevede che l’apporto energetico fornito dalle centrali possa arrivare al 20% del totale entro il 2030; un dato comunque inferiore al periodo precedente Fukushima, durante il quale l’apporto era superiore al 30%.

L’avvio del reattore di Sendai arriva poi a pochi giorni dalla commemorazione dei 70 anni dello sgancio della bomba atomica su Hiroshima, durante la quale molti sopravvissuti hanno esortato il governo a non compiere nuovamente gli errori del passato.