Non c’è niente da fare: quando il tuo stesso partito ti scarica, è impossibile andare avanti (per motivi totalmente diversi, ne sa qualcosa Enrico Letta). Il Partito democratico ha deciso che Giorgio Orsoni in questo momento danneggia la sua immagine e vuole che si tolga di mezzo: Debora Serracchiani, vicesegretario del partito, uno dei più zelanti colonnelli di Matteo Renzi, lo ha detto senza mezzi termini, usando il consueto linguaggio contemporaneamente compassionevole e letale: “Siamo umanamente dispiaciuti per la condizione in cui si trova Orsoni, ma abbiamo maturato la convinzione che non vi siano le condizioni perché prosegua nel suo mandato. Invitiamo Orsoni a riflettere sull’opportunità di offrire le dimissioni“.

Fosse accaduto in Cina qualche tempo fa, gli avrebbero consegnato il proiettile col quale suicidarsi. Ad ogni modo, ad Orsoni non sono rimaste alternative: per evitare l’ulteriore umiliazione di vedersi sfiduciato dai suoi stessi consiglieri comunali con le dimissioni in massa (accade più spesso di quanto non si pensi), il 13 giugno ha comunicato di essersi dimesso da sindaco di Venezia. Questo poche ore dopo essere tornato in libertà in seguito al patteggiamento sull’accusa di finanziamento illecito, parallelamente all’inchiesta sulle tangenti per il Mose. “Gli eventi di questi giorni e le relative iniziative della magistratura nei miei confronti hanno fatto emergere in modo sempre più evidente la mia estraneità al mondo della politica alla quale mi ero prestato con sincero spirito di generosità verso la città” – ha detto il sindaco – “Le reazioni per lo più opportunistiche e ipocrite di singoli esponenti, anche appartenenti a quella maggioranza che sino ad ora ha sostenuto la mia Giunta, mi hanno convinto che non sussistano neppure le condizioni minime per un percorso amministrativo“. Le dimissioni diventeranno effettive tra 20 giorni.

Il Pd ha quindi decretato che Orsoni è colpevole. Prima di una sentenza, prima di un processo. La sinistra ha uno strano senso della giustizia: sei colpevole già al momento in cui ti consegnano un avviso di garanzia, se serve a limitare i danni politici. Tutto questo per poter avere le mani libere nel colpire l’avversario Giancarlo Galan quando la Camera deciderà sull’autorizzazione all’arresto? Allora perché dobbiamo mantenere un esercito di magistrati giudicanti? Licenziamoli tutti e consegniamo l’Italia nelle mani dei pubblici ministeri. Tutti contenti, fino al momento in cui indagheranno noi stessi.

Se anche al termine del processo Orsoni venisse effettivamente giudicato colpevole, il fatto è irrilevante: o esiste la presunzione d’innocenza, o mandiamo all’aria tutte le garanzie democratiche. In questo caso è bene ricordare che chi un giorno agita il cappio, potrebbe trovarselo al collo il giorno successivo.