Sono passati quattro anni da quando la giornalista giapponese Miwa Sado è morta all’improvviso e l’inchiesta riguardante l’infarto che l’ha stroncata si è finalmente conclusa, con risultati che si preannunciano eclatanti.

Secondo le ricerche effettuate, infatti, la reporter sarebbe scomparsa a causa del carico eccessivo di lavoro che aveva accumulato nel corso del suo impegno per l’emittente televisiva NHK: ben 159 ore di straordinario al mese, con solo due giorni di riposo.

La famiglia della ragazza ha accolto la notizia con moderata soddisfazione, avendo deciso di portare avanti la sua battaglia per vedere riconosciuta ufficialmente la causa di morte e affinché siano presi provvedimenti da parte del governo: “Anche ora, a distanza di 4 anni, non possiamo accettare la morte di nostra figlia. Speriamo che il dolore di una famiglia devastata possa servire a qualcosa

In Giappone esiste persino una parola – karojisatsu - per designare il lavoro in eccesso: il termine infatti significa “suicidio dovuto all’eccesso di lavoro”. Un fenomeno che colpisce più di 2000 persone ogni anno: nel 2015 sono stati 2159 i suicidi legati al mondo del lavoro.

Solo l’anno scorso un altro giovane, impiegato in un’agenzia pubblicitaria, si era tolto la vita lanciandosi dal balcone. In quel frangente il premier Shinzo Abe dovette proporre una riduzione dell’orario di lavoro con sanzioni per le aziende che non avessero rispettato le limitazioni, ma sembra che la misura adottata in via non ufficiale sia caduta nel vuoto. Il Giappone infatti non possiede una Convenzione sull’orario lavorativo e non esiste un tetto fitto al lavoro straordinario.

Di media infatti i lavoratori giapponesi godono di circa 9 giorni di ferie all’anno: una situazione iniziata dagli anni ’70, con il calo dei salari, e che non è stata ribaltata neanche dal boom degli anni ’80.