Sono stati liberati e sono rientrati in Italia i quattro giornalisti italiani, un reporter Rai e tre freelance, che erano stati fermati nel nord della Siria il 5 aprile scorso, al confine con la Turchia. E sabato sera hanno fatto il loro rientro in Italia con un aereo speciale, un Falcon, atterrato all’aeroporto militare di Ciampino alle 22.

Ad accoglierli i reporter il segretario generale della Farnesina, l’ambasciatore Michele Valensise e alcuni funzionari dell’unità di crisi della stessa Farnesina; presente anche il direttore generale della Rai, Luigi Gubitosi. Ha fatto rientro a casa l’inviato Rai Amedeo Ricucci, il fotoreporter Elio Colavolpe, la documentarista Andrea Vignali e la giornalista freelance Susan Dabbous, di origini italo-siriane. Lo zio di quest’ultima, Toni Mira, redattore capo di Avvenire, ha raccontato la telefonata avuta nel pomeriggio con la freelance: “Per lei sono stati momenti di forte tensione e preoccupazione – ha detto – però, alla fine, l’ho sentita anche molto allegra. Mi ha riferito di aver pensato molto alla nonna materna Margherita, che è morta alcuni anni fa e ‘che sicuramente mi ha protetta dal cielo e poi ho pensato a papa Francesco. Come mai? Perché, ha spiegato, non bisogna mai arrendersi”.

Il vice ministro degli esteri, Staffan de Mistura, ha precisato come i quattro giornalisti siano stati trattenuti e non rapiti: “L’importante è il risultato: che ora sono liberi – ha detto – la vicenda ha rappresentato un ottimo esempio di come la stampa italiana ha rispettato il silenzio stampa”. Le parole di Amedeo Ricucci: “Eravamo in mano a un gruppo islamista armato che non fa parte dell’Esercito libero siriano. È stato un malinteso, ci hanno trattati bene e non ci hanno torto nemmeno un capello ma ovviamente la privazione della libertà è una tortura psicologica”. La nota del Premier Mario Monti: “Desidero ringraziare l’Unità di Crisi della Farnesina e tutte le strutture dello Stato che con impegno e professionalità hanno reso possibile l’esito positivo di questa vicenda, complicata dalla particolare pericolosità del contesto”.