Si celebra oggi, 17 maggio, La Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia (o IDAHOBIT, acronimo di International Day Against Homophobia, Biphobia and Transphobia), ricorrenza promossa dall’Unione europea dal 2007, all’obiettivo di favorire e coordinare eventi internazionali di sensibilizzazione e prevenzione per contrastare il dilagante pregiudizio nei confronti dell’omosessualità, nonché aumentare la consapevolezza della violenza, la discriminazione e la repressione subita delle comunità LGBT (acronimo utilizzato come termine collettivo per riferirsi a persone Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender) di tutto il mondo.

Ideata da Louis-Georges Tin, curatore del “Dictionnaire de l’homophobie”, la prima Giornata internazionale contro l’omofobia ha avuto luogo il 17 maggio 2005, al termine di una lunga campagna di sensibilizzazione e a 15 anni esatti dalla rimozione dell’omosessualità dalla lista delle malattie mentali nella classificazione internazionale pubblicata dall’Organizzazione mondiale della sanità. A seguito, poi, di alcune dichiarazioni da parte delle autorità polacche contro la comunità LGBT, nel 2007 l’Unione europea ha provveduto ad istituire ufficialmente la Giornata, che nel 2009 si è allargata comprendendo anche la transfobia (avversione nei confronti di persone transessuali o transgender), modificando il suo nome in “International Day Against Homophobia and Transphobia”.

Alla vigilia del 17 maggio 2009, la Francia è quindi diventata il primo Paese al mondo a rimuovere ufficialmente il fascicolo “trans gender” dalla lista delle malattie mentali e, a seguito dello sciopero della fame indetto nel giugno 2012 dallo stesso Louis-Georges Tin e altri due membri del Comitato IDAHO, è divenuto il 13° Paese al mondo a consentire il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Decisione annunciata il 17 maggio e resa legale dal 18 maggio 2013.

La giornata è particolarmente sentita, oltre che in Europa, anche in America Latina, dove viene ricordata con eventi pubblici in quasi tutti i paesi. Azioni comuni includono marce in strada, sfilate e grandi feste. A Cuba, per esempio, in onore del 17 maggio è stata indetta una grande parata di strada che si ripete da ormai 3 anni. Ma ad accogliere la Giornata con grandi festeggiamenti sono anche Paesi come il Bangladesh, dove nel 2013 è stato organizzato il festival musicale “Love Music Odio l’omofobia” e il Libano, dove per le strade della capitale Tirana, si è tenuta nel 2012 e 2013 il “Bike (P) Ride”. Numerosi infine ogni anno flashmob di danza, eventi musicali, performance e momenti di street art organizzati in ogni angolo del mondo.

A seguito delle sempre maggiori azioni di sensibilizzazione al tema, a partire dal 2012, alcuni paesi hanno quindi adottato una legislazione che comprende il riconoscimento giuridico di alcuni diritti per le coppie LGBT come il matrimonio, l’adozione, l’ereditarietà e diritti assicurativi, ma nonostante gli sforzi del movimento del 17 maggio, molti restano i Paesi che continuano a criminalizzare l’omosessualità e l’identità trans gender, perseguitando le persone LGBT, talvolta anche con atti di brutale violenza. Ancora oggi alcune nazioni impediscono relazioni omosessuali, vietandole per legge e i trasgressori possono addirittura andare incontro all’ergastolo e alla pena di morte in alcune aree di fondamentalismo musulmano come l’Iran e la Nigeria. Grande riconoscimento va invece al Québec, primo stato al mondo a proibire a livello giuridico, nel 1977, la discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale.

Per quanto riguarda invece il nostro Paese la strada è certamente ancora lunga, basti pensare che il Decreto Legislativo (in attuazione della direttiva 2000/78/CE) contro le discriminazioni sul lavoro in base all’orientamento sessuale risale appena al 9 luglio 2003, mentre si è dovuto attendere fino al 2008 per l’abrogazione della disposizione che attribuiva rilevanza all’orientamento sessuale nel valutare l’idoneità o meno ad entrare o permanere nelle Forze armate, in quelle di Polizia e nei Vigili del Fuoco. Sul fonte dei matrimoni gay, invece, la discussione è ancora aperta: questi non sono espressamente previsti dal codice civile italiano, né dalla Costituzione e, ad oggi, risultano impossibilitati dalla normativa italiana sul diritto di famiglia. Tali tipi di unione vengono infatti ritenuti non coincidenti con i principi del nostro ordinamento. Tuttavia si sono di recente aperti spiragli di speranza, dopo che lo scorso aprile il tribunale di Grosseto ha ordinato al Comune di trascrivere nei registri di stato civile il matrimonio che due uomini italiani avevano celebrato all’estero nel dicembre del 2012, facendo diventare l’atto automaticamente valido anche per la legislazione italiana. Si tratta del primo riconoscimento in Italia di un matrimonio omosessuale.

Lo stesso Segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon ha da poco rilasciato la sua testimonianza  a sostegno della Giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia: “In all parts of the world today, lesbian, gay, bisexual and transgender (LGBT) people experience discrimination in every aspect of daily life… – ha osservato Ban Ki-moon – We have a long road ahead. It will not be easy. But we must ask ourselves: Do we want to live in a world where love is targeted or where it is celebrated; where people live in fear or in dignity? As Secretary-General of the UN , I believe in and strive to achieve the world promised in the Universal Declaration of Human Rights , a world rooted in tolerance, freedom and equality; a world where we are ALL free to live a life of dignity. There are no exceptions. Human rights are for everyone, no matter who you are or whom you love”.

Quest’anno, inoltre, l’ufficio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha rilasciato un breve video, parte integrante della campagna Free & Equal, denominato “Il potere della condivisione.” Il video si concentra sull’impatto che ognuno di noi può avere, condividendo le nostre storie e mostrando il nostro il supporto per i nostri colleghi LGBT, amici e familiari.

Cambiare gli atteggiamenti delle persone richiede tempo, impegno e perseveranza” ci ricorda Ban Ki-moon, ma omofobia significa discriminazione “ed è nostra responsabilità combattere e lottare per un mondo che sia realmente libero ed equo”.