Era il 27 gennaio del 1945 quando le truppe sovietiche entrarono nella città polacca di Auschwitz, dove fecero la drammatica scoperta dell’omonimo campo di concentramento, liberando i superstiti. A 70 anni di distanza si celebra la Giornata della Memoria per onorare le vittime innocenti della tragedia, affinché il ricordo dell’Olocausto non si affievolisca. A contribuire a questo proposito interviene il regista Steven Spielberg, il quale ha espresso una certa preoccupazione per l’aumento di sentimenti antisemiti.

Il Premio Oscar per “Schindler’s List“, una delle pellicole che ha più contribuito a scuotere le coscienze sulle atrocità dell’Olocausto, è intervenuto ieri in quel di Cracovia in occasione dell’avvio delle commemorazioni ufficiali, davanti a una platea composta anche da sopravvissuti ai campi di concentramento. Il regista ha spiegato come negli ultimi tempi si assista a una crescita dell’antisemitismo, che si manifesterebbe oggi nei modi più variegati, anche approfittando dei media sociali.

«Se siete ebrei oggi, se siete persone che credete nella libertà di religione, di parola ed espressione», ha sottolineato il regista in un discorso riportato per intero dal Guardian, «saprete come noi, così come molti altri gruppi, stiamo di nuovo affrontando i demoni perenni dell’intolleranza. Antisemiti, estremisti radicali e fanatici religiosi che provocano crimini d’odio: quelle persone che vogliono, di nuovo, privarvi del vostro passato, della vostra storia, della vostra identità e di quello che ci rende quello che siamo. Pagine Facebook, ad esempio, che identificano gli ebrei e la loro posizione geografica con l’intento di attaccarli e i crescenti sforzi per bandire gli ebrei dall’Europa». E prosegue: «Il modo più efficace per combattere questa intolleranza e onorare coloro che sono sopravvissuti e coloro che sono morti, è fare affidamento gli uni gli altri per fare quello che i sopravvissuti hanno già fatto: ricordare e non dimenticare mai».

Auschwitz

Arbeit macht frei sign (Work liberates) in concentration camp Auschwitz, Poland via Shutterstock

Sono innumerevoli le vittime dello sterminio nazista, uccisi nei campi di concentramento per questioni etniche, religiose, politiche, d’orientamento sessuale e molto altro ancora. Auschwitz, con la scritta “Arbeit Macht Frei” (“il lavoro rende liberi”) sul cancello d’entrata, è ben presto diventato il simbolo di uno dei momenti più dolorosi della storia recente dell’uomo.

Fonti: Guardian, Independent

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