Si celebra oggi, 11 ottobre, la Giornata Internazionale delle bambine (International Day of the Girl Child),: ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite nel dicembre 2011 come momento di riflessione sulle sfide che le ragazze devono affrontare ogni giorno, per promuovere l’empowerment delle donne e delle bambine e la realizzazione dei loro diritti umani.

“La Giornata Internazionale delle Bambine e delle Ragazze riflette la necessità di mettere al centro dell’agenda di sviluppo i diritti delle ragazze”, ha dichiarato Anju Malhotra, responsabile della sezione Genere e Diritti all’UNICEF. La sfida maggiore è attualmente costituita dalla piaga dei matrimoni precoci, una violazione dei diritti umani fin troppo diffusa, che ha conseguenze su tutti gli aspetti della vita di una donna. Sotto lo slogan “La mia vita, il mio diritto, la fine dei matrimoni precoci” si stanno quindi svolgendo in tutto il mondo una serie di eventi e di azioni per richiamare l’attenzione su di un tema estremamente importante. Le più recenti stime dell’UNICEF indicano infatti che globalmente (Cina esclusa) 70 milioni di donne tra i 20 e i 24 anni – circa una su tre – si sono sposate prima dei 18 anni: di queste, 23 milioni si sono hanno contratto matrimonio addirittura prima dei 15. Se si considera poi la fascia di età compresa tra i 20 e i 49 anni i numeri diventano ancora più sconvolgenti: quasi 400 milioni di donne (oltre il 40%, del totale) risultano interessate nel fenomeno dei matrimoni precoci. Se la tendenza attuale proseguirà, entro il 2020, 142 milioni di bambine si sposeranno prima di aver compiuto 18 anni. 14,2 milioni di bambine sposate ogni anno. 37.000 ogni giorno.

L’UNICEF, in collaborazione con i governi, la società civile e le altre Agenzie dell’ONU, da anni lavora per mettere fine ai matrimoni precoci a livello globale e grazie all’approvazione del Child Marriage Prohibition Act del 2006, ha sostenuto lo sviluppo e l’attuazione di una strategia sui matrimoni precoci che mira a coordinare i programmi e le politiche per affrontare sia le cause che le conseguenze del fenomeno.

Le esperienze maturate in Paesi diversi come Bangladesh, Burkina Faso, Gibuti, Etiopia, India, Niger, Senegal e Somalia dimostrano infatti come la combinazione di misure legali e il sostegno alle comunità, la possibilità di fornire valide alternative – in particolare la scolarizzazione – e di discutere apertamente del problema nelle comunità, produce risultati positivi.

L’istruzione si rivela in questi una delle strategie più efficaci per proteggere le bambine dai matrimoni precoci. Nelle comunità dove tale pratica è diffusa, sposare una bambina è infatti parte di una serie di norme sociali consolidate nel tempo, ma quando le ragazze è permesso continuare a studiare, allora è più facile attuare un cambiamento profondo nelle consuetudini e migliorare le loro opportunità all’interno della comunità.

L’incidenza del fenomeno delle “spose bambine” è diminuita nel corso degli ultimi 30 anni, ma i matrimoni precoci, e spesso forzati, restano diffusi in diverse regioni del mondo, in particolare nelle zone rurali e tra i ceti più poveri. Le bambine prive di istruzione hanno il triplo di probabilità in più di sposarsi prima dei 18 anni rispetto a quelle con livello di istruzione secondario o più alto. Le figlie di madri giovani e analfabete hanno inoltre la più altra probabilità di abbandonare la scuola, sposarsi giovani e cedere in povertà. Le giovani spose vengono spesso costrette a una vita di totale isolamento: allontanate troppo presto dalla famiglia di origine ed escluse dall’istruzione, vengono private della possibilità di avere relazioni con i coetanei e con il resto della comunità. A mettere ulteriormente a rischio una già precaria esistenza concorre poi il rischio di gravidanze precoci. Si calcola nei paesi in via di sviluppo circa 20 mila ragazze sotto i 18 anni partoriscono ogni giorno: 7,3 milioni all’anno. Di queste circa 2 milioni hanno meno di 15 anni. Tra le ragazze di età compresa tra 15 e 19 anni, i decessi legati alla gravidanza e al parto rappresentano una quota importante della mortalità complessiva; se si considerano poi le bambine tra i 10 e i 14 anni, rispetto alle ventenni esse hanno probabilità 5 volte maggiori di morire durante la gravidanza e il parto. Inoltre, se una madre ha meno di 18 anni, il rischio che il suo bambino muoia nel primo anno di vita è del 60% più alto di uno nato di una donna che ha superato i 19 anni. Questo perché il corpo di una bambina non è pronto ad affrontare uno sforzo simile. Così, ogni anno muoiono 70 mila adolescenti per complicanze legate alla gravidanza, mentre sono 3,2 milioni gli aborti a rischio.

Per “matrimonio forzato” si intende poi quello in cui una o entrambe le persone coinvolte sono costrette a unirsi contro la propria volontà: secondo l’articolo 16 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (“Il matrimonio potrà essere concluso solo con il libero e pieno consenso dei futuri sposi”) ciò comporta una grave violazione personale. Concetto ribadito in sede Onu anche dalla Convenzione per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (CEDAW) e dalla Convenzione sul consenso al matrimonio, adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 7 novembre 1962. Essa recita:

  • non verrà contratto legalmente alcun matrimonio senza il pieno e libero consenso dei partner,
  • sarà legislativamente specificata l’età minima per il matrimonio (sebbene la Convenzione lasci a ciascuno Stato interessato di specificare l’età minima, la Raccomandazione del 1965 adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite su questo argomento afferma che essa debba in ogni caso non essere inferiore ai quindici anni)
  • nessun matrimonio sarà contratto legalmente da una persona al di sotto di questa età

Ma il matrimonio precoce costituisce un’infrazione anche della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia (CDI) che prescrive:

  • Articolo 1: Il termine bambino indica ogni essere umano al di sotto dell’età di 18 anni
  • Articolo 2: Libertà da qualunque discriminazione.
  • Articolo 3: In ogni intervento che riguarda il bambino si terrà conto in primo luogo dell’interesse superiore del bambino.
  • Articolo 6: Massimo sostegno a favore della sopravvivenza e lo sviluppo.
  • Articolo 12: Il diritto di esprimere liberamente la sua opinione.
  • Articolo 19: Il diritto alla tutela da ogni forma di violenza, attacco, vessazione, maltrattamento o sfruttamento fisico o mentale, sotto la potestà di genitori, tutori o altri.
  • Articolo 24: Il diritto alla salute.
  • Articoli 28 e 29: Il diritto all’istruzione sulla base di pari opportunità.
  • Articolo 34: Il diritto alla tutela da ogni forma di sfruttamento o vessazione sessuale.

Alla luce di tutto ciò credo che, nonostante sia ad oggi praticamente impossibile avere una stima veritiera della portata del problema, l’enorme violazione ai diritti umani che queste pratiche costituiscono sia evidente a tutti: le ripercussioni del matrimonio precoce sulle ragazze sono di vasta portata. I problemi principali sono tre: la negazione dell’infanzia e dell’adolescenza, la privazione della libertà personale e la mancanza dell’opportunità di sviluppare a pieno il proprio essere; oltre alla negazione del benessere psico-sociale ed emozionale, della salute riproduttiva e delle opportunità formative. E’ tempo di agire, è tempo di dire basta a questo crimine vergognoso.

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