Oggi, 26 settembre, si celebra la Giornata europea delle lingue, ricorrenza spinta dal Consiglio d’Europa, con il patrocinio dell’Unione europea, dal 2001, alla fine dell’anno europeo delle lingue, allo scopo di  sensibilizzare le popolazioni sull’importanza dell’apprendimento delle lingue per migliorare il plurilinguismo e la comprensione interculturale, promuovere la diversità linguistica dell’Europa e incoraggiare uno studio delle lingue esteso a tutta la vita.

Sul nostro pianeta ci sono 7 miliardi di persone che parlano tra 6.000 e 7.000 lingue diverse. Alcune lingue sono parlate da centinaia di milioni di persone, come l’inglese o il cinese, ma la maggior di esse rappresenta la base comunicativa solo per poche migliaia, o anche solo una manciata di persone. In effetti, il 96% delle lingue del mondo sono parlate solo dal 4% della popolazione.

Ad oggi la diversità delle lingue e delle culture, come nel caso della biodiversità, viene sempre più considerata un patrimonio da preservare e valorizzare: ogni lingua ha il suo modo di vedere il mondo ed è il prodotto della propria particolare storia. Imparare le lingue degli altri popoli ci dà modo di comprendere meglio la loro cultura e superare le differenze culturali.

In Europa convivono circa 225 lingue indigene (il 3% delle lingue mondiali) e la maggior parte di esse è di origine indoeuropea. Le cinque lingue più parlate, secondo il numero delle persone di madre lingua, sono il russo, il tedesco, l’inglese, il francese e l’italiano. La Federazione Russa si aggiudica il primato del più alto numero di lingue parlate nello stesso territorio (tra 130 e 200). Alcune lingue regionali e minoritarie hanno poi di recente acquisito uno status ufficiale, come per il basco, il catalano e il galiziano, presenti nelle regioni della Spagna; il gallese nel Regno Unito; il frisone nei paesi bassi e le lingue Lapponi in Norvegia, Svezia e Finlandia. I flussi migratori degli ultimi decenni hanno inoltre contribuito ad accrescere il multilinguismo europeo e ad oggi, nella sola Londra, si parlano circa 300 lingue. Secondo in sondaggio “Gli europei e le loro lingue” (“Eurobarometro speciale 243”, febbraio 2006), il 56% dei cittadini europei parla una lingua diversa dalla propria lingua madre, ma solo il 28% padroneggia due lingue straniere; il 38% conosce l’inglese e solo il 14% parla francese o tedesco. Numero allarmanti, secondo i quali, su scala globale, gli esperti hanno stimato che durante questo secolo almeno la metà delle lingue del mondo potrebbero morire. Le tracce di una lingua possono infatti sparire nel brevissimo arco di due generazioni. Se così fosse, l’umanità perderebbe una risorsa unica e preziosa.

Grazie al lavoro del Consiglio di Europa, due importanti strumenti internazionali sono stati creati nel 1998. La Carta Europea per le Minorità Nazionali o Regionali è attiva in 22 stati membri, mentre la convenzione quadro per le lingue minoritarie o regionali, che include alcune disposizioni per le lingue minoritarie, è attiva in 39 stati membri. Trattati di vitale importanza per la protezione e promozione della ricchezza linguistica in Europa, ma è necessario fare di più. E’ indispensabile generare un maggiore interesse e stimolare una rinnovata curiosità in tema di lingue. Il loro apprendimento porta infatti benefici ai giovani e ai meno giovani: non si è mai troppo vecchi per imparare una lingua e godere delle opportunità che essa offre. Anche se si conosce solo qualche parola della lingua del paese che si visita (per esempio in vacanza), questo permette di instaurare nuove amicizie e avvicinarsi ad un bagaglio culturale differente dal nostro. Inoltre la globalizzazione e le nuove esigenze delle aziende evidenziano un sempre maggior bisogno di conoscere lingue straniere per lavorare efficacemente nei rispettivi paesi. L’inglese da solo non basta più.

Per tutti questi motivi, al vertice di Barcellona del 2002, L’Unione Europea si è prefissata come obiettivo quello di far imparare ai bambini almeno due lingue in giovane età: il multilinguismo in Europa è infatti alla base della mobilità dei lavoratori e dell’economia, così che le competenze linguistiche divengono una necessità e un diritto per tutti. Da allora vengono investiti più di 30 milioni di euro all’anno per promuovere l’apprendimento delle lingue e la diversità linguistica tramite svariati programmi e 800 milioni di persone in tutta Europa sono incoraggiate a imparare più lingue, ad ogni età, dentro e fuori la scuola.

Se infatti l’apprendimento della propria lingua madre avviene nei primi cinque anni di vita, per la maggior parte dei bilingui l’apprendimento della seconda o terza lingua è avvenuto in età scolare o addirittura più avanti. Non esiste limite di età per l’apprendimento di un linguaggio! E il bilinguismo comporta vari tipi di benefici. Esso può aumentare le probabilità d’imparare successivamente altre lingue, in qualche modo, infatti, l’apprendimento di una terza lingua è facilitato dalla formazione di una seconda. I bilingui possono inoltre avere alcuni vantaggi nel modo di pensare: è evidente che fanno progressi più velocemente rispetto a coloro che parlano una sola lingua e in molte occasioni sono più creativi. Potendo comunicare poi con una più ampia varietà di persone e sperimentare due o più culture in modo intimo, possono essere portati ad una maggiore sensibilità nella comunicazione e ad un’accresciuta disponibilità a costruire ponti culturali. Senza considerare poi il potenziale vantaggio economico derivante dalla conoscenza di due o più lingue: più se ne conoscono, maggiori sono le opportunità di lavoro.