Oggi, 23 agosto, si celebra la Giornata Internazionale per la Commemorazione della Tratta degli Schiavi e della sua Abolizione, ricorrenza istituita dall’Assemblea generale con l’approvazione della “Convenzione delle Nazioni Unite per la soppressione del traffico di persone e dello sfruttamento della prostituzione altrui” del 2 dicembre 1949, entrata in vigore a partire dal 21 marzo 1950 e recepita dall’Italia ai sensi della Legge 23 novembre 1966, n. 1173, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 7 gennaio 1967 n. 5.

La Giornata ha l’obiettivo di imprimere nella memoria di tutti i popoli il ricordo della tragedia del commercio degli schiavi e commemora la rivolta avvenuta sull’isola di Santo Domingo la notte tra il 22 e il 23 agosto 1791. Guidata da Toussaint Louvertoure, primo generale maggiore di colore, la sommossa del 23 agosto diede infatti il via alla ribellione che avrebbe portato all’abolizione della tratta transatlantica degli schiavi.

Inizialmente, solo un piccolo numeri di Stati, tra i quali Haiti e il Senegal, commemoravano la giornata, ma l’allora Direttore Generale dell’Unesco Koichiro Matsuura sottolineò come “istituzionalizzare la memoria, impedire l’oblio, richiamare il ricordo di una tragedia lungamente occultata o sconosciuta e restituirle la collocazione che deve essere la sua nella coscienza degli uomini, è, in effetti, rispondere al nostro dovere di memoria

E’ bene quindi ricordare come questa giornata della memoria sia fondamentale, non solo per richiamare un dramma a lungo occultato, ma “per ricordare a noi e alle giovani generazioni come l’uomo può essere crudele e come l’economia mondiale e i luoghi dove essa si è sviluppata affondino le loro radici sullo sfruttamento e sulla tratta degli esseri umani”. Nonostante la Carta dei diritti dell’uomo all’articolo 5 vieti espressamente la tratta degli esseri umani, secondo fonti dell’Unicri, le nuove forme di schiavitù riguardano infatti oggi circa 21 milioni di persone, l’80 per cento delle quali donne e minori. “A condurre questo traffico internazionale organizzazioni criminali transnazionali. Per questo l’Onu ha posto un’attenzione particolare al problema ed ha siglato una convenzione apposita dichiarando il 2004 Anno internazionale di commemorazione della lotta contro lo schiavismo e per la sua abolizione“.

“La tratta di schiavi attraverso l’oceano Atlantico – ha sottolineato Irina Bokova, Direttore Generale dell’Unesco – è una delle violazioni dei diritti umani più estreme della storia. Per oltre 400 anni, oltre 15 milioni di uomini, donne e bambini sono stati vittime del tragico commercio transatlantico di schiavi. “La durata, la portata e la vastità di tale pratica abominevole hanno portato alla sua condanna universale. La giornata internazionale per il ricordo della tratta degli schiavi e della sua abolizione è un’opportunità per riflettere ancora una volta su questa tragedia e pagare un tributo a coloro che si sono battuti per la sua abolizione in virtù di un riconoscimento universale dei diritti umani”.

Ma la Giornata rappresenta anche un’opportunità per esaminare gli effetti della tratta di schiavi, la cui deplorevole pratica ha in parte modellato la società moderna in tutte le regioni del mondo. Una storia che può infondere nuova linfa alla nostra riflessione circa l’attuale società, sempre più multiculturale e multi-etnica. La storia della tratta degli schiavi parla infatti anche di quasi quattro secoli di collegamenti e scambi tra popoli e culture. Ognuno di noi deve conoscere ed imparare da questo passato, come un passo necessario per la costruzione di un nuovo terreno comune. L’UNESCO gioca un ruolo di primo piano nel promuovere la comprensione e il riconoscimento di questa storia. Dalla creazione del progetto Slave Route nel 1994, (di cui ricorre quest’anno il 20° anniversario) ha infatti lavorato per rompere il silenzio sulla tratta degli schiavi e sulla pratica della schiavitù.

Questa celebrazione è un’occasione importante per capire le conseguenze storiche che la tratta degli schiavi ha generato nel mondo tra le diverse popolazioni coinvolte. Essa, oltre a distruggere la vita di milioni di esseri umani strappati dalle loro terre e costretti a vivere in condizioni disumane, ha anche generato “scambi culturali che hanno profondamente e durevolmente influenzato le morali e le credenze, le relazioni sociali e la conoscenza in diversi continenti“. Si vuole”attraverso la divulgazione e l’ammissione del grande impatto culturale operato dalle vittime di questo crimine contro l’umanità, (…) contribuire alla decostruzione dei pregiudizi razziali e alla lotta contro le ideologie di odio e intolleranza, (…) promuovere un dialogo tra culture che sia rispettoso delle differenze e basato sui valori della tolleranza, uguaglianza e condivisione“.

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