Dibattiti, film, spettacoli teatrali, incontri e petizioni contro quella che è la forma di violenza più diffusa, senza confini di ambiente, status sociale, religione, cultura e nazionalità. Domenica si è celebrata la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, ocassione per accendere i riflettori sulle oltre 100 vittime registrate quest’anno in Italia.

Nel 1999 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha designato la data del 25 novembre invitando governi, organizzazioni internazionali e Ong ad organizzare attività volte a sensibilizzare l’opinione pubblica. La data fu istituita in ricordo del brutale assassinio del 1960 delle tre sorelle Mirabal, esempio di donne rivoluzionarie che tentarono di contrastare il regime di Rafael Leónidas Trujillo, il dittatore che tenne sotto scacco la Repubblica Dominicana per oltre 30 anni.

Ed è soprattutto nei Paesi dell’ America Latina dove le statistiche registrano livelli drammatici. Quello che preoccupa è il tasso di impunità che in Guatemala, per esempio, raggiunge il 97%. Ma il luogo simbolo della violenza resta Ciudad Juarez (che è anche il titolo di un toccante film con protagonista Jennifer Lopez), città messicana al confine con il Texas dove oltre cinquemila donne sono state assassinate o “desaparecidas”, senza che le autorità volessero o riuscissero a identificare i responsabili. Secondo Gabriella Battaini Dragoni, vice Segretaria Generale del Consiglio d’Europa,  in Italia sono mediamente 120 le donne che ogni anno vengono uccise dalla violenza. E una donna su tre subisce violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita.

Da più parti è arrivato l’invito al Governo affinché ratifichi quanto prima la Convenzione di Istanbul sulla prevenzione, la lotta contro la violenza sulle donne e la violenza domestica (che costituisce oggi il trattato internazionale di più ampia portata in materia). Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha chiesto di “tutelare con maggiore efficacia le donne di far crescere l’impegno culturale, sociale e delle istituzioni nell’affrontare gli squilibri persistenti con una concezione del ruolo femminile rispettosa della dignità della persona e di corrette relazioni tra i generi”.

Oggi a Roma verra conferirà la cittadinanza onoraria a Malala Yousafzai, la quindicenne pakistana attivista per i diritti civili  ferita gravemente dai talebani mentre tornava da scuola lo scorso 9 ottobre.

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