Oggi, 9 agosto, si celebra la Giornata internazionale dei popoli indigeni, ricorrenza proclamata dall’Assemblea Generale nel dicembre 1994, affinché fosse celebrata ogni anno per tutta la durata del primo Decennio Internazionale dedicato ai Popoli indigeni (1995 – 2004). Nel 2004 l’Assemblea ha poi proclamato un secondo Decennio internazionale, dal 2005 al 2015, con il tema “Un Decennio dedicato all’Azione e alla Dignità”, l’Europa, infatti, con la sua sanguinosa storia di imperialismo, colonialismo e neocolonialismo ha molto da farsi perdonare dai popoli autoctoni del mondo.

Il Segretario generale dell’Onu negli ultimi anni ha così chiesto un maggior impegno per rispettare il patrimonio culturale di queste popolazioni e aiutarle a difendere la loro proprietà intellettuale: “Dobbiamo sforzarci di più per riconoscere e rafforzare il loro diritto di controllare la loro proprietà intellettuale e aiutarli a proteggere e sviluppare il patrimonio culturale e le conoscenze tradizionali, che sono in fondo a beneficio di tutti noi”, ha ricordato il Segretario.

La prima pietra in direzione di un Giornata mondiale dedicata alle popolazioni indigene fu posta da Haudenosaunee Chief Deskaheh, che nel 1923 si recò a Ginevra per parlare alla Società delle Nazioni e difendere il diritto del suo popolo di vivere secondo le proprie leggi, sulle proprie terre e professando la propria fede. Anche se non fu ammesso a parlare, la sua visione influenzò le generazioni che seguirono. Un viaggio analogo fu infatti intrapreso nel 1925 dal leader religioso Maori T.W. Ratana per protestare contro la violazione del Trattato di Waitangi, che consegnava ai Maori il controllo delle proprie terre.

Oggi i popoli indigeni sono presenti in almeno 90 Paesi e, con 370 milioni di persone, rappresentano circa il 5% della popolazione mondiale. Essi “affrontano molte sfide per mantenere la propria identità, le proprie tradizioni e.. i loro contributi culturali sono a volte sfruttati e commercializzati, con scarso o nessun riconoscimento”, ha dichiarato Ban Ki-Moon, che in attesa della conferenza mondiale sui popoli indigeni che si terrà quest’anno invita i Paesi a “impegnarsi a porre fine alle gravi violazioni dei diritti umani che questi popoli incontrano in molte parti del mondo”.

Essi sono gli eredi e i preservatori di culture e modi di relazionarsi con gli altri e con l’ambiente unici nel loro genere. I popoli indigeni hanno mantenuto caratteristiche sociali, culturali, economiche e politiche distinte da quelle delle società dominanti in cui vivono, ma nonostante le differenze culturali, tutti condividono problemi inerenti alla protezione dei propri diritti come popolazioni distinte. Nel corso della storia, i loro diritti sono stati infatti ripetutamente violati, facendo di loro uno dei gruppi più svantaggiati e vulnerabili presenti oggi al mondo.

Fortunatamente la comunità internazionale riconosce oggi la necessità di predisporre misure speciali di protezione dei diritti dei popoli indigeni del mondo: nel 1982, per decisione del Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite, fu creato il Gruppo di Lavoro sulle Popolazioni Indigene (WGIP) della Sotto-commissione sulla Promozione e Protezione dei Diritti Umani (successivamente chiamata Sotto-commissione sulla Prevenzione delle Discriminazioni e Protezione delle Minoranze) e una Dichiarazione sui Diritti dei Popoli Indigeni fu adottata dall’Assemblea Generale nel settembre 2007. Questo si configura come il più completo strumento sui diritti dei popoli indigeni mai adottato, conferendo all’ambito dei diritti collettivi un rilievo senza precedenti nel campo del diritto internazionale dei diritti umani. L’adozione di tale strumento rappresenta non di meno la più chiara indicazione di come la comunità internazionale si stia adoperando nella protezione dei diritti individuali e collettivi di questi popoli e rappresenta il culmine di oltre venti anni di lavoro, che ebbero seriamente inizio nell’ambito del Gruppo di Lavoro, che cominciò ad abbozzarla nel 1985. La prima stesura fu completata nel 1993, e nel 1995  subì una prima revisione. Nel 1989 Ted Moses, Capo del Gran Consiglio dei Cree in Canada, fu quindi il primo indigeno eletto per presenziare ad un meeting delle Nazioni Unite per discutere degli effetti della discriminazione razziale sulla condizione economica e sociale dei popoli indigeni. Da allora, un numero sempre crescente di indigeni partecipa a meeting su tematiche relative a questione di interesse per tali popolazioni.

Nel 1993, Anno Internazionale dei Popoli Indigeni del Mondo, furono poi centinaia i rappresentanti che parteciparono alla seconda Conferenza Mondiale sui Diritti Umani tenutasi a Vienna, nella quale venne riconosciuta  la responsabilità di tutti gli Stati Membri delle Nazioni Unite nel rispettare i diritti umani e le libertà fondamentali delle popolazioni indigene.

Si arriva così al 1994, quando l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite lanciò il Decennio Internazionale dei popoli Indigeni del Mondo (1995-2004) per accrescere l’impegno globale nella promozione e protezione dei loro diritti. Nel corso di quel primo Decennio furono realizzati e attuati progetti nei campi della salute, istruzione, alloggio, lavoro, sviluppo e ambiente, che contribuirono a promuovere la protezione dei popoli indigeni e dei loro valori, usi e tradizioni.

Un secondo Decennio dei Popoli Indigeni del Mondo (2005-2015) fu poi proclamato con la Risoluzione 59/174  all’obiettivo di rafforzare ulteriormente la cooperazione internazionale per la risoluzione dei problemi dei popoli indigeni in campi quali la cultura, l’educazione, la salute, i diritti umani, l’ambiente e lo sviluppo sociale ed economico, attraverso l’utilizzo di programmi mirati e progetti specifici.

I cinque obiettivi del decennio sono:

  1. Promuovere la non-discriminazione e l’inclusione dei popoli indigeni nella realizzazione, attuazione e valutazione dei processi concernenti leggi, politiche, risorse, programmi e progetti, sia a livello internazionale che locale.
  2. Promuovere una piena ed effettiva partecipazione dei popoli indigeni nelle decisioni che direttamente o indirettamente possano avere un impatto sui loro stili di vita, sulle terre d’origine, sulla loro integrità culturale come popoli indigeni titolari di diritti collettivi o su ogni altro aspetto delle loro vite, avendo in considerazione il principio del consenso libero e informato.
  3. Ridefinire politiche di sviluppo che partano da un concetto di equità e che siano culturalmente appropriate, incluso il rispetto per le diversità culturali e linguistiche dei popoli indigeni.
  4. Adottare politiche, programmi, progetti e risorse finanziarie da indirizzare allo sviluppo dei popoli indigeni ponendo particolare attenzione ed enfasi sulle donne, i bambini e i giovani.
  5. Sviluppare forti meccanismi di controllo e accrescere la responsabilità a livello internazionale, regionale e in modo particolare a livello nazionale, nello sviluppare ambiti legali, politici e operativi per la protezione dei popoli indigeni e il miglioramento delle loro vite.

Il tema del Decennio è: “Partnership for Action and Dignity”. Un fondo fiduciario è stato quindi istituito per supportare i progetti e promuovere le finalità e gli obiettivi del Decennio.