Oggi,  18 dicembre, ricorre la Giornata internazionale dei migranti. L’iniziativa nasce nel 1997, anno in cui un gruppo di organizzazioni asiatiche, con il sostegno dell’associazione Migrants Rights International (MRI) e del comitato promotore della campagna globale di ratifica della Convenzione internazionale sui diritti dei migranti , indisse la campagna per la nomina ufficiale da parte dell’ONU di una Giornata Internazionale dei Migranti. La Giornata fu quindi finalmente proclamata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il 4 dicembre del 2000 (Risoluzione 55/93) con l’intento di celebrare l’adozione della Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie.

Tale convenzione, adottata proprio il 18 dicembre del 1990, è entrata in vigore il 1° luglio 2003 (Risoluzione 45/158) e si configura come il primo strumento internazionale di codificazione dei diritti umani dei lavoratori migranti e delle loro famiglie. Tra questi, il diritto alla vita, il diritto a non essere sottoposti a tortura o a trattamenti inumani e degradanti, il diritto di non essere tenuti in schiavitù, il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e religione. La Convenzione prevede inoltre alcune disposizioni volte a combattere lo sfruttamento dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie in tutte le fasi del processo migratorio, senza distinzione tra migranti regolari ed irregolari. Purtroppo ad oggi, 23 anni dopo la sua adozione, è stata ratificata solo da 46 Stati, tra i quali non figurano né l’Italia né la maggior parte dei Paesi industrializzati.

L’odierna Giornata rappresenta dunque un mezzo di sollecitazione alla ratifica della suddetta Convenzione, cosicché tutti gli Stati adottino il paradigma dei diritti umani come quadro di riferimento per una corretta disciplina dei flussi migratori. L’iniziativa si pone inoltre l’obiettivo di riconoscere il contributo che ogni giorno milioni di migranti nel mondo apportano alle economie dei paesi di accoglienza e di origine e si configura come un momento per sensibilizzare e diffondere le tematiche legate ai diritti umani del migranti e dei membri delle loro famiglie.

Come ha ricordato il Segretario Generale Ban Ki-moon, oggi più che mai è necessario spronare gli Stati alla creazione di politiche che sostengano i migranti a livello legislativo, sociale ed economico e che permettano loro di contribuire in maniera positiva al progresso della società. Vale la pena di ricordare infatti come, specialmente durante le regressioni economiche, sempre più settori dell’economia dipendano dai lavoratori migranti e come proprio gli imprenditori migranti aiutino a creare lavoro.

Il 18 dicembre può e deve costituire dunque un momento di riflessione sul difficile, lungo e a volte tortuoso viaggio del migrante, alla ricerca di un luogo dove poter vivere in modo dignitoso. Un giorno in cui tanti paesi si fermino a riflettere sul tragico destino delle vittime dei viaggi della speranza, sulle tante persone che hanno perso la vita nel tentativo di attraversare il mare, o un confine, che li separa dal tanto bramato ‘primo’ mondo, quello industrializzato… E invece nei paesi di “accoglienza”  si continua a perpetuare una sistematica violazione dei diritti umani di migranti, rifugiati e sfollati: essi non vengono considerati come lavoratori e quindi soggetti di diritto, ma manodopera da sfruttare o da schiavizzare. In quasi tutti gli Stati si continua inoltre a criminalizzare la figura del migrante, etichettato come delinquente, come colui che “ruba il lavoro” e quindi responsabile della crisi e dell’insicurezza cittadina.

Una situazione generalizzata, che evidenzia sempre più l’urgenza di costruire percorsi di lotta e rivendicazione che possano affermare un maggiore rispetto dei diritti dei lavoratori migranti; rispetto che è anche presupposto imprescindibile per assicurarsi i benefici della migrazione. A tale scopo è necessario rafforzare la cooperazione sul tema della migrazione a livello bilaterale, regionale e globale; una cooperazione che deve necessariamente passare per la ratifica, da parte di tutti gli Stati, della Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie.