Parlare a qualcuno in una lingua che comprende consente di raggiungere il suo cervello. Parlargli nella sua lingua madre significa raggiungere il suo cuore” 

Nelson Mandela

Per promuovere la diversità linguistica e culturale e il multilinguismo, l’UNESCO ha  dichiarato il 21 febbraio Giornata Internazionale della Lingua Madre (International Mother Language Day). La ricorrenza è stata istituita nel 1999 e viene celebrata dall’anno seguente, ma solo nel 2007 è stata riconosciuta dall’Assemblea Generale dell’ONU, contemporaneamente alla proclamazione del 2008 come Anno internazionale dei linguaggi.

La data odierna vuole ricordare la sollevazione avvenuta il 21 febbraio del 1952, nell’allora Pakistan orientale, in difesa del bangla, madre lingua di quella parte del Paese. Durante la protesta restarono uccisi  diversi studenti dell’Università di Dacca, così che, in occasione della XXIX Conferenza Generale dell’Unesco nel 1999, su proposta del Bangladesh e con il sostegno degli altri 28 Paesi partecipanti, il 21 febbraio fu proclamato “Giornata Internazionale della Lingua madre”.

I dati sono però allarmanti: l’Unesco afferma che “quasi la metà delle oltre 6.000 lingue parlate nel mondo, potrebbe morire entro la fine del secolo”. Nel dettaglio: più del 50% delle 6.000 lingue mondiali è in pericolo; il 96% delle 6.000 lingue mondiali è parlato solo dal 4% della popolazione mondiale; il 90% delle lingue mondiali non è rappresentato su Internet; i contenuti presenti sulla rete Internet sono per il 68 % in inglese, seguito dal giapponese (6 %), dal tedesco (6%) e dal cinese (4%); una lingua scompare mediamente ogni 2 settimane; l’80% delle lingue africane non ha l’ortografia.

Ecco perché è auspicabile la costruzione di una politica linguistica mondiale basata sul multilinguismo per tutti e l’Unesco propone di celebrare ogni anno la lingua come strumento di conservazione del patrimonio culturale di ogni popolo.

La diversità linguistica è il nostro patrimonio comune, la scomparsa di una lingua  costituisce un impoverimento per l’intera umanità, un passo indietro nella difesa del diritto di ciascuno ad essere ascoltato, ad apprendere e a comunicare. “Ogni lingua è portatrice di un patrimonio culturale che accresce la nostra diversità creativa – sottolinea Irina Bokova, Direttore Generale dell’ UNESCO” – Questa diversità culturale è tanto importante quanto la  biodiversità lo è in natura, ed esse sono strettamente collegate. Le lingue di alcune popolazioni indigene sono portatrici di conoscenze uniche  sulla biodiversità e sulla gestione degli ecosistemi. Questo potenziale linguistico è un motore di sviluppo sostenibile che merita di essere condiviso”.

Alla luce di tutto ciò e soprattutto della velocità con cui questo prezioso patrimonio si sta spegnendo, è necessario intervenire tempestivamente, attraverso politiche educative di sviluppo e coesione sociale, poiché il multilinguismo è una risorsa viva, sta a noi utilizzarla a vantaggio di tutti.