Oggi, 17 novembre, si celebra la Giornata Internazionale dello studente, una ricorrenza per rivendicare il diritto allo studio e la libertà di espressione in tutto il mondo. In un Paese che registra ben il 17% dei giovani tra i 18 ed i 24 anni fermi al diploma di scuola media, una dispersione scolastica sempre più in aumento ed una esclusione di oltre 58.000 studenti dall’università italiana negli ultimi 10 anni, non si può che continuare a intendere il 17 novembre come una giornata cardine, tanto più che ricorre quest’anno il decennale della scelta di proclamare la data “Giornata Internazionale dello Studente”.

Essa rappresenta le lotte rivoluzionarie degli studenti nel mondo e nasce in memoria di Jan Opletal, giovane studente universitario ucciso dai nazisti durante le proteste contro l’occupazione tedesca a Praga. Nel giorno del funerale, il 15 novembre, molti studenti colsero l’occasione per una seconda manifestazione, in risposta alla i nazisti fecero chiudere tutte le università, deportando oltre 1.200 studenti nei campi di concentramento. Il 17 novembre 1939, senza alcun tipo di processo, verranno infine giustiziati 9 tra studenti e professori, considerati fautori della rappresaglia.

Da allora la data venne celebrata ogni anno, rappresentando una giornata mondiale di protesta, talvolta soffocata  nel sangue, come accadde ad Atene, nel 1973 e nel 1989 in Repubblica Ceca e Slovacchia.

Ancora oggi in tutto il mondo in questi giorni si moltiplicano cortei, manifestazioni, scioperi, ma anche momenti di aggregazione e solidarietà con concerti, dibattiti, reading e tavoli tematici.

In occasione del decennale della sua proclamazione, quest’anno l’Obessu – Organising Beaureau of European School Student Unions, su proposta dell’Unione degli Studenti e di altre organizzazioni studentesche europee, ha promosso un appello internazionale per costruire una mobilitazione globale sui temi dell’istruzione gratuita.

Chiamiamo tutte le organizzazioni del mondo a mobilitarsi il 17 novembre per una istruzione libera e gratuita – recita l’appello – Ogni 17 novembre commemoriamo le lotte studentesche passate e poniamo l’attenzione su quelle di oggi. Rivendichiamo quindi innanzitutto che l’istruzione è un diritto […] Per garantire i diritti civili e sociali alla formazione di tutti gli studenti ed i cittadini, rivendichiamo una istruzione libera e gratuita”. Ciò si traduce in:

- ISTRUZIONE SENZA TASSE E COSTI INDIRETTI – L’istruzione è un diritto non un privilegio: l’istruzione non è una merce da comprare e vendere, ma la chiave per lo sviluppo di una società informata ed emancipata. Questa deve restare responsabilità del pubblico ed al servizio del bene comune. Il diritto universale alla formazione deve essere garantito attraverso l’abolizione di tutte le barriere finanziarie, incluse le tasse ed i costi indiretti.

- ISTRUZIONE LIBERA DALLA DISCRIMINAZIONE – L’istruzione è uno strumento di emancipazione: i sistemi di istruzione spesso riproducono i meccanismi della società, perpetuando discriminazione e disuguaglianze sociali. Invece scuole e università dovrebbero decostruire attivamente i pregiudizi e gli stereotipi sociali per assicurare a tutte e tutti uguali diritti nei luoghi della formazione e nella società.

- ISTRUZIONE  LIBERA DALLA PAURA – I diritti degli studenti sono diritti umani: sempre più spesso gli studenti sono presi di mira da istituzioni, governi e regimi che impongono loro riforme scolastiche e sociali dannose. Chi è al potere dovrebbe essere all’altezza delle proprie responsabilità, sostenendo i diritti degli studenti di esprimersi ed organizzarsi senza paura; tutelando gli studenti in conflitto e garantendo il loro diritto di impegnarsi come società civile.

Oggi gli studenti italiani protestano dunque contro i tagli e richiedono con forza un sistema di qualità.